NORBERT GLAS – I piedi manifestano la volontà degli esseri umani
Traduzione di Federica Gho
Introduzione di Mauro Vaccani

- per stampare quanto pubblicato qui di seguito
 

Sintesi (dalla Prefazione. N.Glas, Die Füsse offenbaren menschlichen Willen, J. CH. MELLINGER VERLAG, STUTTGART, pp. 9-10)

… Considerando l'uomo triarticolato – secondo l'ottica di Rudolf Steiner – le mani rivelano l'uomo ritmico, la sfera del torace e l'anima senziente. La loro sfera d'azione è in orizzontale, anche se le braccia possono tendersi ad afferrare sia in alto sia in basso.

Invece i piedi sono destinati a stare in basso: le gambe, le cosce, nell'uomo eretto sono dirette verso il centro della Terra. Per garantire la giusta stabilità alle ossa lunghe, come il femore e la tibia, sono indispensabili i piedi.

Grazie alle piante dei piedi è possibile un intimo legame con la Terra.

Il nostro incedere nel mondo – per quanto riguarda il camminare – è legato all'attività dei piedi.

Senza i piedi, la nostra corporeità non andrebbe da nessuna parte!

Quanto all'anima, ogni attività da svolgersi ha bisogno della stimolazione della volontà. Senza la volontà, l'anima non andrebbe da nessuna parte!

Con questo giungiamo a un punto di vista fondamentale, necessario per una fisiognomica del piede.

Il piede è l'espressione visibile più importante della volontà umana.

All'inizio della vita (se la calcoliamo anche solo a partire dalla nascita), uno dei processi essenziali per il neonato è una crescita continua, di essa è responsabile un metabolismo intenso, vivace, in tutti gli organi e i tessuti. Questo processo si svolge nella più completa inconsapevolezza del bambino. E lentamente, in questa oscurità, giunge la luce!, a partire dal momento in cui il moto del corpo non è più solo limitato allo sviluppo interiore degli organi, bensì quando il bimbo porta la propria corporeità in un contatto attivo col mondo esterno. Allora in quella inconsapevolezza arriva la luce. Questo comincia chiaramente con il sollevarsi del capo, l'afferrare delle mani e lo scalciare delle gambe e dei piedi. Dal punto di vista dell'evoluzione, in questi avvenimenti si trova un'espressione del modo in cui la volontà che si sta risvegliando entra a illuminare da ogni lato la personalità del bambino.

Quel giovane essere prova un sentimento di soddisfazione solo quando ha imparato a stare ritto sui suoi piedi e a camminare.

La gioia con la quale il bimbo, perlopiù, saluta la conquista della postura eretta è un segno della soddisfazione causata dalla compenetrazione dei piedi da parte della volontà dell'Io.

Questi primi passi significano l'inizio di quella – così importante – meta dell'uomo: trovare la via verso la libertà e l'indipendenza personale.

...Di solito passa gran tempo prima che tale meta venga raggiunta.

Le tappe che saranno necessarie in questo cammino lasciano, tutte, dei segni in quel meraviglioso edificio che è il corpo umano.

Alcuni di questi segni sembrano però prestabiliti già alla nascita, predestinati.

Molti segni “dell'uomo del volere” si imprimono sui piedi.

Il compito di questo scritto è di riconoscere e di spiegare quelle tracce, che assomigliano a immagini simboliche.



Introduzione di Mauro Vaccani

all'inizio

Il dottor Norbert Glas fu un medico particolarmente attento al mondo delle manifestazioni, dei fenomeni, e seppe ben valorizzare le conoscenze spirituali offerte da Rudolf Steiner.

Proveniva da una famiglia ebraica viennese ed era studente di medicina quando venne spedito sul fonte russo, nel corso della prima guerra mondiale; nei campi di prigionia si ammalò di tifo e questa esperienza lo convinse ancor più a completare gli studi di medicina.

Assieme al grande amico E. Kolisko nel 1920, all'età di vent'anni, conobbe Steiner e la dottoressa Wegman, frequentò i corsi che avviarono la medicina antroposofica e fu scelto dallo stesso Steiner per il gruppo di sette medici che avrebbero dovuto curare particolarmente il nocciolo esoterico della nuova medicina. Lavorò nelle cliniche antroposofiche fondate dalla Wegman fino alla fine degli anni Trenta, quando dovette emigrare in Inghilterra a causa delle persecuzioni antisemite naziste. Lì operò anche come medico scolastico e coltivò, in parallelo, forti interessi per le biografie, specialmente per quelle illuminate dalle conferenze di Steiner del 1924 sui Nessi karmici, alle quali aveva partecipato.

Quale medico, si occupò a fondo di tutti gli aspetti esteriori e fenomenologici in grado di rivelare i processi interiori – animici e corporei – dell'uomo. Notevoli furono i suoi contributi sulle fisionomie dei vari temperamenti, sulle forme delle mani, dei piedi, dei capelli, che osservava accuratamente e cercava di interpretare alla luce delle sue conoscenze scientifico spirituali.

A partire dal 1963 collaborò intensivamente con la dottoressa Rita Leroi von May, che aveva avviato la Lukas Klinik, specializzata nella cura del cancro. Ipotizzò la genesi di alcune forme tumorali connesse con erronei processi formativi di organi di senso, e in questa ottica sviluppò forme terapeutiche basate essenzialmente sulla luce e sul colore.

Morì la mattina di Pasqua del 1987 a quasi novant'anni, dopo aver conservato per tutta la vita una figura elastica e una fisionomia giovanile.

1.

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Per cominciare una fisiognomica del piede, occorre prestare attenzione a una grande differenza che c'è tra mani e piedi. Le mani appartengono all'uomo del centro, ovvero all'uomo ritmico, e perciò hanno una diretta affinità con la respirazione e la circolazione sanguigna. Di conseguenza nelle mani troviamo una specie di duplice articolazione: c'è ...una "mano delle dita" più legata alla respirazione e una “mano del pollice” che è in relazione con la circolazione.

I piedi non hanno niente di simile, rispetto alle mani essi hanno una unitarietà molto più forte.

Si confrontino il piede e la mano dello stesso bambino (fig. 1 e 2).

(fig. 1)

(fig. 2)

Tutte le cinque dita del piede sono unite insieme armonicamente, nel loro ordine e movimento.

Descrivendo un leggero arco, le estremità dei metatarsi si trovano insieme in modo proporzionato.

Nella mano però il pollice è escluso da questa comunione che troviamo nel piede, ...senz'altro c'è una parentela tra il pollice e l'alluce, ma nonostante questo la differenza tra i due è molto grande e significativa. Nonostante il collegamento con la circolazione (e quindi il metabolismo) la “mano del pollice” rimane comunque parte del sistema ritmico. Nella fisiognomica della mano questo si mostra molto bene: il pollice deve essere sempre considerato una parte della mano. Diverso è il caso dell'alluce, lui è come il re nel regno dei piedi, che è comunque un'unità. Qualunque forma abbia il piede, anzitutto è impressa, in quella forma, l'appartenenza all'uomo del volere. Come mostreremo, tutti gli altri influssi, anche significativi, passano in secondo piano rispetto a questo.

(fig. 3)

Quindi se nelle mani c'è una duplicità, nei piedi regna unitarietà, nel pieno senso della parola. Osserviamo anche la foto 4, dove le due falangi degli alluci vengono strettamente rivolte verso il centro.

(fig. 4)

In questo caso i piedi assumono una postura che è l'esatto contrario di quella tipica delle mani (fig. 3).

Se si pongono le mani di piatto su un ripiano, avvicinando i pollici, si vedrà che esse si dispongono verso l'esterno. In questo caso la destra va a destra e la sinistra verso sinistra: la direzione è centrifuga, va verso l'esterno del corpo. La posizione descritta ha un significato fisiognomico, il “gesto” della mano si allontana dal corpo, e c'è anche una duplicità tra destra e sinistra (questo è importante per la ricerca dell'equilibrio). Perché ogni sentire è movimento!, come avviene nella musica, perché il sentire non sta mai fermo. Nella vita del sentimento, insieme al respiro, da un lato irraggia il mondo dei pensieri, e dall'altro lato s'innalza insieme al calore del sangue la forza del volere.

I piedi invece vengono rivolti l'uno verso l'altro, sono rivolti più verso il centro del corpo che non verso la periferia, essi formano un angolo aperto all'indietro. Anche questo richiama l'edificio anatomico. Nei piedi risiede lo sforzo, un anelito a chiudere unitariamente. Proprio come fa il volere. (1)

Sinistra o destra, per loro non è così importante come per le mani. Nella posizione, i piedi vanno verso il corpo, non via da esso come fanno le dita delle mani.

CAMMINARE: IL PASSO TRIPARTITO

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Il punto d'inizio di una fisiognomica del piede, lo spunto per esse, può oppurtunamente venir preso dall'elemento più importante delle gambe: il camminare! Esso fu particolarmente indagato da Steiner nell'ambito dell'Euritmia e dell'Euritmia terapeutica. In questi suoi studi si parla di un “camminare tripartito”: nell'andatura si distinguono tre atti – nell'uomo in piedi, osservando, un movimento per volta quel che egli fa per avanzare.

(fig. 6, 7, 8)

Il primo atto è composto a sua volta di tre movimenti: 1. Prima il tallone di un piede viene svincolato dal suolo, quindi 2. una parte del peso del corpo si sposta in avanti, sul cuscinetto posto sotto l'articolazione metatarso-falangea dell'alluce. Da qui 3. il piede ruota ancora un poco verso l'avanti, finché viene raggiunta la rotondità carnosa della seconda falange dell'alluce. Foto 6,7,8.

Il secondo atto comincia solo quando la punta dell'alluce, e anche le altre dita, si staccano completamente dal terreno (vedi foto 8), dopodichè il piede descrive nell'aria un arco più o meno piatto si conclude quando l'alluce torna a sfiorare il terreno. In questo movimento il piede che muove il passo scarica il peso del corpo.

Il terzo ed ultimo atto comincia col disporsi di nuovo delle dita sul pavimento, seguendo a ritroso gli stessi movimenti del primo atto. La maggior parte del lavoro lo fa l'alluce, poi c'è una sosta sul cuscinetto articolare metatarso-falangeo, e poi un rotolare indietro verso il tallone.

(fig. 9, 10)

Con questo è stato compiuto un passo in avanti. La gamba attiva ha bisogno dell'aiuto dell'altra gamba, la cosidddetta gamba d'appoggio (altrimenti dovrebbe rimanere sospesa per aria). Ed è importante notare come il peso del corpo, per la gamba in azione, si minimizza sempre più fino alla metà del secondo dei tre atti. Per poi, alla fine del terzo atto, poggiare di nuovo completamente sul tallone.

Questa descrizione si riferisce a un passo ideale, potremmo anche dire: a un'andatura salutare.

Sebbene ogni camminare avvenga anzitutto per intervento del volere, vi si rispecchiano determinati processi dell'anima umana. Essi s'immergono nelle onde del volere, in modo da venir ordinati, inquadrati dal volere stesso. La tendenza del movimento a sollevarsi risiede in modo esplicito nel calcagno, e il primo atto descritto poco fa può senz'altro venir preso come immagine archetipica del volere. Da ciò diviene chiaro il perché Steiner abbia associato in particolare questa parte del passo, la prima, al volere: è nel calcagno tondeggiante il punto centrale della forza, a partire dalla quale il camminare viene immediatamente effettuato. È col suo aiuto che con sforzo ci si deve, diciamo, spingere via dal suolo.

Certo, oltre al calcagno, per camminare è determinante anche la pianta del piede, soprattutto il lato esterno. Inoltre diviene importante il cuscinetto relativo all'articolazione metatarso falangea del primo dito, in particolare quando si salta o si saltella. Infine si esplica la corrente del volere anche nella parte terminale dell'alluce. Questi tre elementi plantari – calcagno, il cuscinetto sotto l'articolazione metatarso-falangea del primo dito, e il cuscinetto sotto l'articolazione interfalangea dell'alluce – dal punto di vista della forma ...sono fatti l'uno per l'altro. La curvatura tondeggiante del tallone si ripete, seppur rimpicciolita, nel cuscinetto metatarsale e in quello falageo dell'alluce.

La scarica della volontà, il suo impeto, si compie più forte che mai nel calcagno, e s'indebolisce sempre più man mano che ci si spinge in avanti verso le dita. Il fatto che le cose stiano così, si può cogliere facilmente: per esempio quando un uomo cieco di rabbia manifesta la sua furia sbattendo decisamente i talloni. In questa parte del piede vive nascosto un alto livello di forza per il realizzarsi della volontà. Questa potenza di capacità espressiva diminuisce andando verso l'avanti del piede, poiché a poco a poco gli altri moti dell'anima si inseriscono nell'elemento del volere come a smorzarlo: il sentire e il pensare. Ora vediamo come avviene.

Nel camminare, si presenta un quadro del tutto nuovo quando il piede, eseguendo il secondo atto, raggiunge il suo superamento del peso. Con ciò, il piede si è davvero emancipato dall'influsso della gravità; attraverso l'ondeggiare liberamente viene raggiunta una posizione che si può in un certo senso paragonare con il pensare. Anche nel pensare l'uomo è in grado di svincolarsi dalla forza di gravità. Ciò è persino fondato nella fisiologia. (2)

Grazie a ciò l'uomo sa pensare. Da questo nesso diviene evidente il perché il secondo atto del moto dei piedi, in Euritmia, venga posto in relazione con l'elemento del pensiero.

Si ricordi come Steiner, nella Filosofia della libertà, mostri che il pensare, che si svolge in alto, nel capo, vien sempre accompagnato da un volere – che è diretto verso l'alto. Il nostro pensare viene influenzato e stimolato dall'attività delle gambe. In questo modo appare comprensibile perché alcuni pensatori sappiano trovare e raccogliere i loro pensieri quando camminano per ore ed ore. Così fece Jacob Grimm fino alla più tarda età, come raccontava lui stesso; oppure si pensi ai filosofi Peripatetici, la scuola di Aristotele, nella quale si insegnava camminando.

Dopo che l'uomo ha vissuto un po' nel pensare “come senza peso”, deve però di nuovo ridiscendere sulla Terra! Nell'anima un aiuto a questo viene dato dal mondo del sentimento. Il sentire, che appartiene al nostro centro, s'apre la strada da due lati: o su verso il pensare attraverso la forza del respiro (3), oppure giù verso il polo del volere, mediante la circolazione sanguigna (4).

Il terzo atto del camminare consiste soprattutto nello “scivolar giù” dal dominio del pensare, attraverso il sentire, di nuovo fino al campo del volere. Quel che si svolge nell'anima ha naturalmente la sua controimmagine fisica: nel camminare, nel terzo atto del movimento, l'alluce discende verso il suolo con grande cautela, prima che il piede si spinga giù e tocchi di nuovo terra con la sua pianta.

È possibile davvero sentire con chiarezza che, con questo movimento, l'anima senziente s'immerge nel volere. (5)

Questa parte del passo fu perciò messo in relazione con il sentimento.

Per riassumere: effettivamente possiamo allora dire, su questa triplicità, che in essa tutto opera a partire dalla potenza del volere, ma che ad ogni passo vi si uniscono sempre, altresì, un elemento di pensiero e uno di sentimento.

Potrebbe essere posta una domanda: l'uomo da dove prende la leggerezza nella sua vita di pensiero, attraverso la quale trascende la pesantezza terrestre? Si può dare una risposta molto chiara che è fondata sulla fisiologia. Da una parte, si supera la gravità attraverso il sollevarsi del liquor nel cervello e nella colonna vertebrale – attraverso questo il cervello, come strumento del pensare, perde la maggior parte del peso. Dall'altra parte, attraverso la spinta della volontà mentre si cammina, e tutto comincia col sollevarsi del calcagno dal suolo. SEGUONO ALCUNE PAGINE CHE TRATTANO DELLA DANZA E DELLO SPORT: non sono state tradotte.

IL TALLONE E IL CALCAGNO

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Dopo le affermazioni precedenti, sarà più facile entrare nelle particolarità delle forme che sono determinanti per la configurazione del piede.

Per esempio, una parte come il tallone, non potrà mai venir osservata separatamente dal suo nesso con l'organismo complessivo! Al contrario, si dovrebbe prestare attenzione al rapporto che il tallone ha con quello che dal punto di vista della forma è il suo polo opposto, cioè la testa umana.

(fig. 19)

A tutta prima colpisce questa somiglianza, questa parentela: il tallone ha, in parte, una forma un po' più sferica rispetto alla testa. Questa calotta sferica, quando si cammina, si sta in piedi o seduti, è diretta verso il basso, verso la Terra. Il cranio si mostra anch'esso come una sfera parziale, però questa sfera è più completa rispetto al tallone, e invece s'inarca come in una volta, come la cupola di una cattedrale, cioè verso l'alto.

I grandi pensieri provengono dalla rotazione del mondo celeste! È dal Cielo che il capo riceve il suo contenuto, e perciò riproduce il cosmo nella propria forma. S'arrotonda dunque verso l'alto. Questa coppa sferica viene formata come una specie di sfera cava, nella quale il cervello riposa come un contenitore del pensare. Al di fuori si trova un sottile strato cutaneo a rivestire strettamente le ossa craniche. Un mantello liquido circonda il cervello e lo sottrae perciò fino a un certo grado alla gravità terrestre. Via via che l'uomo cresce, la tonda sommità del cranio si estende in modo corrispondente alla crescita del cervello.

La base ossea del tallone è formata dal calcagno, l'arrotondamento è dovuto soprattutto alla gibbosità del calcagno. All'interno l'osso non è vuoto, ma pieno di innumerevoli trabecole ossee.

Esse sono ordinate in modo tale che ne risulta una grande stabilità, per poter sostenere la pressione del peso dell'intero corpo. La forma tonda, rivolta più verso il basso, viene perfettamente formata da uno spesso strato di pelle, da un consistente pannicolo adiposo, e da porzioni di tendini di diversi muscoli del piede. La forma ossea del calcagno dipende dal fatto che esso deve sorreggere, e invece la forma della volta cranica dipende dal fatto che essa è destinata a lasciare posto per la

forza ascensionale e a farsi simile allo spazio celeste. Entrambe le forme, del capo e del tallone, sono anche edificate in modo del tutto corrispondente alle forze dell'anima delle quali devono porsi a servizio. In alto, lo spazio si ritrae (6) : esso è posto sotto l'influsso dei raggi cosmici che si ampliano. All'opposto, sotto, tutta la stabilità è pronta a piegarsi alla volontà che agisce interiomente, e ha da liberare il peso, nell'attività del movimento, dalla forza di gravità.

Quando l'uomo pensa, la sua testa sta immobile; ma quando esercita il suo volere, gli organi corrispondenti, i piedi, devono invece sottrarsi alla quiete (7) . Il calcagno è il punto di partenza della volontà, nell'uomo delle membra. La forza individuale dell'io agisce dapprima qui. Questo diviene chiaro ed evidente quando l'uomo cammina. L'autentico collerico per esempio compenetra energicamente il corpo mediante la forza della propria individualità. Il calore del sangue eccita subito la muscolatura a un'intensa attività, che si palesa anche quando il collerico cammina: calca il tallone con particolare fermezza sul suolo, spesso anche poggiandolo come prima cosa. Possiede risolutezza, è capace di portare a chiara espressione la sua volontà. Il calore del sangue, pieno di forza, erompe fino ai talloni, e nei gesti che si mostrano. La persona dice a se stessa, anche senza averne coscienza: “la forza che io sento nei miei calcagni mi rende possibile lo svincolarmi dal peso della Terra che tenta di vincermi”.

In una simile attitudine animica un uomo può sentirsi libero nell'agire. Se si volesse trovare un luogo in cui cercare la sede della libertà del volere, si potrebbe in un certo senso cercarlo nel calcagno. Ma naturalmente dovrebbe esserci anche un corretto legame col capo ...e allora sì che i conti tornano! Questo vale ovviamente per ogni uomo, non soltanto per il collerico. Abbiamo preso lui come esempio perché, rispetto ad altri temperamenti, per il collerico è più facile arrivare ad un agire libero – se però si esercita mediante i relativi esercizi dell'anima.

Per cogliere in modo più ampio il significato del tallone, ci occorre ora riandare alla storia dell'umanità, come fu vista e descritta da Steiner, in senso scientifico spirituale. Solo lentamente, nel corso dell'evoluzione, l'uomo conseguì dunque la possibilità di compenetrare il proprio corpo con la sua intera personalità, e di esserne padrone. Nei tempi antichi c'erano spesso altre forze, e anche entità, che attorniavano il suo corpo e intervenivano, per essergli di aiuto o anche di disturbo.

Allora potevano esserci uomini nei quali un dio poteva agire fin nella mobilità degli arti. Perfino la lingua ottenne il linguaggio in modo che un essere superiore potesse parlare per suo mezzo. Quando una figura così potente come quella di Mosè faceva o diceva qualcosa, non era più la sola personalità umana a farlo – a compiere gesta importanti, o a dire parole decisive – bensì era la divinità a farlo per suo tramite, nello specifico Jahvé.

A quei tempi c'erano anche uomini fatti in modo diverso, più avanzati degli altri nel loro completo sviluppo, soprattutto rispetto alla propria individualità. Essi anelavano a realizzare ogni cosa da sé, mediante il proprio sforzo e senza aiuti esterni; erano persino determinati ad agire contro il parere degli dei. Tuttavia i tempi non erano ancora maturi per quella forza superiore con la quale tali personalità compenetravano e dominavano i loro corpi. Il corpo allora non poteva ancora sopportare pienamente queste lotte, e in diverse parti si danneggiava. In esso c'erano come dei vuoti, delle brecce attraverso le quali – malgrado tutta la forza – esso rimaneva vulnerabile. A partire da queste zone, dei o demoni potevano avere la meglio sull'uomo.

Solo col cristianesimo è subentrata una svolta in questa condizione, perché da allora l'individualità è capace con piena forza di farsi avanti nell'organismo, in modo tale che il corpo possa reggerlo. In un ciclo di conferenze che Steiner tenne a Basilea nel 1912 (8) troviamo: “Nell'era precristiana la forza dell'io esorbitante dalla corporeità umana, non trovando per così dire posto nel corpo, ledeva l'involucro destinato all'io.

Perciò gli uomini che portavano in sé, già nei tempi precristiani, qualcosa del mondo spirituale che assomigliava a ciò che l'io avrebbe potuto portare più tardi, con tale forza dell'io spezzavano il proprio corpo, perché quella forza dell'io era eccessiva per il tempo precristiano”. Steiner fa l'esempio di Achille: “Basta ricordarsi della vulnerabilità del tallone di Achille, delle ferite di Edipo (9) : tutti esempi che mostrano la potenza dell'io che lede la corporeità. La presenza della parte vulnerabile, o della ferita, allude al fatto che lì solo un corpo leso si adattava alla grandezza eccessiva dell'io”. Per il nostro studio questo è particolarmente significativo. Appare chiaro che il tallone si mostra, in modo veramente manifesto, come una specie di porta per l'individualità umana, essendo in relazione con il volere. Tutto ciò prese forma solo nel corso della storia, ma al tempo di Achille era ben diverso! Per lui il tallone era ancora il punto vulnerabile. Il greco non poteva resistere all'ira di Apollo, che scagliò la freccia nel tallone dell'eroe. Ciò si mostra in maniera meravigliosa e significativa: la ferita suscita un dolore tanto lancinante da salire fino al cuore. Questo è importante, perché il Greco sentiva il cuore come la sede del suo vero essere. Ed è così che Achille cadde giù, in un istante, quando sentì in petto quella pena bruciante, come un edificio al quale si è tolto il terreno da sotto i piedi.

Una profonda conoscenza dei misteri del corpo umano e della sua evoluzione sta alla base dei miti. Per questo ho preso quell'esempio, pur così lontano, per esprimere l'enigma della forma umana.

3.


Il tallone è la struttura portante del piede. In esso si mostra molto di ciò che vive nel volere. Le fini differenze della volontà si manifestano nel modo in cui il tallone si alza dal pavimento camminando. La forza volitiva dell'uomo non si può paragonare in nessun modo con quella dell'animale, i cui moti sono sempre legati agli istinti; quando l'animale si muove, viene perlopiù provocato da qualche oscuro impulso che sorge in esso: può essere la fame, la sete, la ricerca del partner o la cura dei cuccioli. Anche presso i mammiferi superiori non si trova il “passo tripartito”, è loro del tutto estraneo l'innalzarsi progressivo di tallone, teste dei metatarsi e alluce che in maniera così caratteristica è tipico dell'essere umano. I movimenti dei piedi, nell'uomo, sono in pieno accordo con la vita dell'anima, più o meno armonica, che vive nel pensare, nel sentire e nel volere.

Già nelle scimmie sussistono altre relazioni tra le membra: i piedi delle zampe posteriori, che sembrano più simili a mani, nel camminare vengono strascinati con la pianta piatta, sostanzialmente senza venir flessi. Il piattismo, nel piede piatto umano, ricorda quello della scimmia. Nella storia dell'evoluzione, la scimmia deve venir concepita come giunta troppo presto sotto l'influsso della gravità terrestre e, di conseguenza, plasmò un organismo che fin nel piede guarda alla pesantezza.

Lo si vede chiaramente nelle ossa della colonna vertebrale e nei lunghi arti anteriori.

Straordinariamente interessante a questo riguardo è anche la bozza del tallone, che ha a che fare soprattutto con la gravità. (Fig.23, seconda immagine)

(fig. 23)

Si può dire, osservando i modi in cui si muovono i diversi animali, che essi si sono plasmati unilateralmente verso una ben precisa direzione. L'armonica conformazione dell'andatura propria dell'uomo richiede molto più tempo rispetto a quel che necessita all'animale. Non solo ci vuole tempo prima che il bimbo giunga alla sua postura eretta, bensì il suo modo di camminare continua a trasformarsi nel corso degli anni. Quando il bambino sa già correre, spesso sembra che voli leggero, usando quasi solo la punta delle dita dei piedi, un po' come fanno i leprotti.

L'andatura cambia solo quando l'organismo si è, sempre più, adattato alla Terra. Nella pubertà diviene ciondolante, in età adulta ferma e sicura, e pesante nella vecchiaia.

4.


Nella fisiognomica delle mani il numero cinque, che si ripete sempre nelle dita, è di grandissimo significato per l'uomo. Nella pentapartizione si esprime l'agire del vitale, che deve guidare all'armonia delle forze edificatrici dell'organismo. Anche nei piedi è tutta da scoprire questa articolazione sulla base del cinque, per esempio nel numero delle dita o nei metatarsi.

Così non è per gli animali, che hanno anche quattro dita, come gli animali da cortile o il maiale, o nel cavallo che però ha tre ossa metatarsali. Il cane ha cinque dita, ma uno non è che abbozzato.

Questi pochi esempi bastino a chiarire che l'evoluzione dell'uomo tende all'armonia, mentre gli animali se ne discostano sempre.

Anche dal linguaggio possiamo capire che camminare ed muovere dei passi sono processi del tutto caratteristici dell'uomo. Per gli animali non usiamo questi due termini, diciamo piuttosto che trottano, corrono o saltano.

5.

L'elemento volitivo, che è da pensarsi come saldamente connesso al tallone, si manifesta con chiarezza anche in quegli uomini che sottolineano un ritmo musicale proprio con questa parte del piede. Lo si può vedere spesso nelle orchestre: certi suonatori di strumenti ad arco hanno l'abitudine di battere il tempo con i piedi. Lo fanno soprattutti in quei brani che per il ritmo in sé o per i contenuti musicali sono più legati alla Terra. I migliori esempi sono le marce (10) , o i motivi marciabili. Diversi suonatori usano allora il cuscinetto metatarsale dell'alluce come perno e, facendo leva su di esso, poi alzano o abbassano il tallone a tempo, in relazione ai diversi metri.

Un'attenuazione di questo battere il tempo si ha nella direzione contraria, perchè anche questa può venir battuta col piede: il tallone rimane aderente al suolo, mentre è l'avampiede – principalmente le teste dei metatarsi – a ...fare da metronomo, ondeggiando su e giù. In questo caso si unisce in realtà molto più sentimento, e allora la pesantezza che è commisurata alla volontà viene un po' sciolta. Lo si può notare nei violinisti, che suonano non solo da seduti, ma anche in piedi.

LA PIANTA DEL PIEDE

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Nella fisiognomica del piede, la pianta ha un ruolo ben specifico. Per poter trovare un punto di vista generale, occorre certo parlare di piante dei piedi più o meno sane, e non deformi. Si pone l'interrogativo di quanto di solito la pianta debba essere a contatto col suo appoggio, dal quale essa si muove o cammina. È attraverso le orme che lo si può vedere abbastanza esattamente.

Un chirurgo del secolo scorso, il Volkmann, le ha indagate e il suo metodo ci può essere d'aiuto. Le immagini che seguono mostrano che un piede in salute nella sua parte centrale tocca il suolo solo nella metà laterale esterna.

(fig. 25 e 26)

Il laterale interno lascia l'impronta solo nella parte che dall'alluce va all'articolazione del primo metatarso e, nella parte posteriore, ricomincia ad appoggiare a terra solo a livello del tallone. La porzione interna della pianta va a toccare il suolo solo nel terzo anteriore e nel terzo posteriore, mentre il terzo centrale sta sospeso, si libra affrancato da esso. Ciò è reso possibile dal fatto che la volta plantare presenta il suo incavo maggiore al centro e verso il laterale interno, e ciò è fondato su basi anatomiche e fisiologiche. Infatti le ossa sono plasmate e disposte in modo tale che già la curva del calcagno forma posteriormente una specie di pilastro, che però tende verso l'alto di sbieco, obliquamente, mediante la concavità aperta verso l'interno (11) . Esso, in alto, viene coperto dall'astragalo. A questo “ponte”, che ne risulta, dall'avampiede vengono incontro anzitutto le ossa metatarsali e le quattro interne del tarso (tre cuneiformi e scafoide). Con l'ausilio delle ossa dell'alluce, si forma il pilone anteriore del ponte.

La meravigliosa volta ossea, così sapientemente costruita, non può reggersi sotto il peso complessivo, che dal corpo preme sui piedi, senza che i muscoli corrispondenti, con tendini e legamenti, abbiano le necessarie elasticità e tensione. Qui lavorano essenzialmente i muscoli plantari, il muscolo tibiale posteriore e le strutture adiacenti. Questa tensione della muscolatura viene esercitata quando l'uomo sta in piedi oppure cammina, ed è al contempo espressione del vigore con il quale la volontà sa vincere la pesantezza del corpo. Fino a quando la forza ascensionale sa mantenere l'equilibrio sul carico dato dal corpo, contina a sussistere il bell'arco plantare, ben visibile allora dal lato interno.

2.

L'artistico ponte, formato da ossa, tendini e legamenti, ha il suo baricentro proprio nel mezzo del dorso del piede (12) . È il luogo ove la volontà umana di ergersi trova il suo vero e più importante punto di presa. Mentre si cammina, il peso viene vicendevolmente distribuito sui polpastrelli. Ciò che è misterioso di questo ponte consiste nel fatto che si tratta di un ponte vivente, dove non c'è niente di meccanico. Questa zona così significativa, solo nell'essere umano (che io sappia, non esiste niente di simile nel regno animale) è anche una parte particolarmente sensibile, che ai nostri tempi è esposta a molti attacchi. Per i più diversi motivi, che approfondiremo ancora, si può giungere a un graduale cedimento della volta, che fa sì che una persona abbia tanti e diversificati problemi ai piedi.

Il significato eccezionale di questo punto ha ancora un altro lato, del quale è possibile parlare solo con grande venerazione. La fisiognomica della mano ci ha resi attenti riguardo ad un punto straordinariamente delicato del palmo. Nel centro della mano, si mostrò (13) , si trova una zona che può venir chiamata “punto dell'io dell'uomo senziente”. Durante la crocefissione è qui che furono trafitte le mani dai chiodi. Allora proprio là dove è possibile percepirsi più fortemente, nella propria persona, come un essere senziente. Cristo è l'essere che porta l'esempio vivente, all'umanità, di come ogni individualità nel corso dell'evoluzione deve imparare a dare forma al proprio io e a compenetrare la sua carne. Le stimmate alle mani mostrano come al Dio fu dato di sperimentare, nel corpo, il sentimento dell'io fino in quei punti del fisico. Anche per questo il Cristo risorto mostra, a braccia levate, le ferite delle due mani. (14) (img)

È veramente un moto trionfale, che in immagini grandiose è dipinto dai veri artisti: lo spirito ha prevalso vittorioso, nel corpo, sull'uomo senziente. Chi comincia a comprendere un quadro come quello, ad esempio, di Raffaello, viene profondamente toccato nel cuore.

Nel contemplare la Croce, lo sguardo si sofferma non solo sulle mani, ma viene attratto anche dai piedi, che sono uniti insieme, incrociati. (fig.27)

(fig. 27)

Con un singolo chiodo sono stati affissi sulla trave verticale della croce. I ferri perforano i piedi proprio nel punto, così importante, dove l'uomo può sentire la forza del suo volere quando passa all'azione. Per le mani c'è una grande differenza tra la sinistra e la destra, (15) anche perciò la singola mano è attaccata alla croce separatamente, esse sono lontane, disgiunte l'una dall'altra.

Diversamente è stabilito per i piedi. Qualsiasi azione vogliano compiere, sempre camminando, essi devono sempre andare entrambi nella stessa direzione; appartengono completamente l'uno all'altro come un'unità. Anche in questo sono la chiara espressione della volontà. Il volere, attraverso il quale si passa ai fatti, non può essere scisso in due allorché si realizza. I sentimenti hanno invece sempre un certo ondeggiamento nella loro natura, per così dire, verso sinistra o verso destra, seguendo le due mani.

Il Dio che venne sulla Terra come uomo, deve allora venir ferito e immobilizzato dalle potenze avversarie, anche là dove l'individualità porta radicato il vero “punto dell'io del suo volere”.

In piena coerenza, solo un chiodo viene conficcato sulla parte anteriore dei piedi, sinistro e destro, e fissa sulla croce il corpo morente del Figlio dell'uomo, là dove sta il punto più sensibile del polo del volere. (fig 27) Il trionfo sulla morte, attraverso la Resurrezione, lascia indietro le stimmate vittoriose, sui piedi come sulle mani. Esse devono mostrare all'umanità come lo spirito, nell'anima che vuole e che sente, sa nel corpo vincere la morte.

3.

Finora è stato mostrato come si rispecchi, nella forma dei piedi, la forza della volontà. Certo, anche altri moti dell'anima si esprimono in essi, ma sempre in modo tale da venire ordinati all'interno nella sfera del volere, forse persino subordinati ad essa. Per il tallone, inequivocabilmente, è così che la sfera del volere, in esso, diviene quasi l'unica che fa testo, senza che possano immischiarvisi altre forze formatrici. Esso diviene, per così dire, immagine del volere nel solo volere.

Come segno di una volontà ben sviluppata, il tallone può formarsi ben proporzionato e arrotondato, come mostra la figura 19. L'arrotondamento sferico parla anche di come le forme cosmiche della sfera siano entrate ad agire fin nella costruzione del corpo. (16) Con ciò, non cambia il fatto che l'arrotondamento, come già detto, è più diretto verso il basso. E così deve essere perché il tallone ha una relazione essenziale con le forze della Terra. Sono queste che agiscono, seguendo la gravità, fin nel profondo. La Terra stessa fa parte, certo, del cosmo, ed è per questo che anch'essa ha forma sferoidale. Talvolta è possibile, particolarmente in bimbi molto piccoli che non hanno ancora posato i piedi a terra, contemplare con stupore un tallone meravigliosamente tondo!

Nel nostro esame del tallone, dobbiamo prestare attenzione soprattutto a due importanti anomalie rispetto alla sua forma ideale originaria.

Dapprima dobbiamo considerare quella forma nella quale il tallone è bislungo e troppo orientato verso il retro del piede: la sfera s'allunga all'indietro in una conformazione più ovoidale. Il principio anatomico è perlopiù da ricercarsi in una tuberosità (17) calcaneare troppo lunga, sulla quale prende forma una muscolatura corrispondentemente robusta. Una forma di questo tipo può segnalare che la persona sarebbe incline a dirigere la propria volontà solo a quanto è terreno, facendosi facilmente guidare dagli impulsi che sorgono dal corpo. In una tale forma potrebbe esprimersi l'ambire alla ricchezza, che può accrescersi in brama di possesso. Ha una certa somiglianza, questa forma, con quella che si mostra nelle zampe posteriori delle scimmie (fig. 23, la seconda immagine) Nella fiaba di Cenerentola, la seconda sorellastra ha un tallone di questo tipo, e un carattere corrispondente: quando il padre le chiede cosa desideri che le porti, lei chiede “perle e pietre preziose”.

Nelle fiabe vive profonda e spirituale saggezza: è in conformità all'essenza interiore di questa figlia di avere un tallone troppo lungo, e non può fare altro che tagliarselo per poter indossare la scarpina di Cenerentola. Solo che quella scarpa ha una forma armonica e bella, che si adatta unicamente al piede di Cenerentola, che è nobilmente foggiato. Della prima sorellastra di questa fiaba parleremo in seguito.

L'altra forma del tallone di cui vogliamo parlare è proprio l'esatto contrario di quella ora mostrata. La sporgenza calcaneare è cresciuta troppo poco, è corta. Il tallone mostra, nella parte posteriore, una protuberanza appena accennata, che in condizioni normali è potente e concorre alla formazione dell'arrotondamento. Nei bambini che presentano questo genere di tallone si osserverà che scivolano facilmente fuori dalle scarpe e, quando camminano, possono persino perderle. Anche negli adulti si riscontrano tali forme. Uomini con questi piedi mostreranno delle difficoltà: nel compenetrare saldamente il corpo con il loro volere. Si vedono per esempio bambini che non compiono, o sono in grado di compiere, nessuno sforzo per confrontarsi con la gravità terrestre. Essi talvolta mostreranno dei talloni accorciati, un po' atrofizzati. Molto spesso tendono a cadere, e inciampano in presenza di minimi ostacoli. Non appena gli educatori di questi bambini se ne accorgeranno, dovranno fare di tutto per cominciare, con questi individui, a educare potentemente il volere – s'intende, in modo corrispondente al tempo in cui essi vivono. (18)

IL PIEDE PIATTO

all'inizio

Ritorniamo alle immagini 25 e 26: nella 25 il centro del piede poggia solo metà della sua pianta a terra (il laterale esterno). Quando è così, si mostra che il volere ha la possibilità di compenetrare il corpo nel giusto modo. Proprio nei cosiddetti paesi acculturati, è aumentata straordinariamente una particolare conformazione dei piedi, e cioè la forma patologica del piattismo. (19) Senza entrare in tanti dettagli medici, vogliamo sottolineare che l'accresciuta frequenza del piattismo si riferisce soprattutto a casi acquisiti, non a coloro che lo presentano dalla nascita.

Si tratta di un appiattimento della volta del piede, che compare poco tempo dopo la pubertà, o anche più tardi. Però dobbiamo dire che tanti bambini ne soffrono anche prima della pubertà, come attestato dai medici scolastici. L'inizio dell'appiattimento della volta plantare ha origine, attualmente, da una lassità di muscoli e legamenti del piede. La naturale tensione viene meno e, nel corso del tempo, subentrano dei cambiamenti che si ripercuotono anche sulle articolazioni e sulle ossa stesse.

La concavità del piede si abbassa perché cede la potenza di ergersi, che è in relazione alla forza individuale del volere. E questo per svariati motivi, ma la domanda è: perché la disposizione al piattismo – e su questo la maggior parte della letteratura medica appare concorde – insorge molto spesso proprio nell'età della maturazione sessuale?

Attorno a questo periodo molte cose cambiano nei giovani, sia nella vita del corpo, sia nella vita dell'anima. Uno dei fenomeni più importanti della pubertà riguarda una certa ...ostinazione e cocciutaggine. Gli adolescenti cominciano, più fortemente che mai, ad avvertire il proprio volere, e ...non si fanno pregare a manifestarlo in modo visibile. Ciò che in loro ascende interiormente, essi lo considerano come una loro piena proprietà: vorrebbero contrapporsi come entità autonome ai genitori, agli insegnanti e al mondo intero che li circonda. Questo atteggiamento trae origine dal novello volere, che interiormente si risveglia e si cerca la sua strada verso l'esterno. Accanto ai cambiamenti del corpo, ci sono i processi ghiandolari, e del metabolismo, e sono evidenti le trasformazioni degli arti – che divengono molto più lunghi. La padronanza delle braccia e delle gambe non riesce a tenere il passo della crescita veloce, durante l'adolescenza perciò gli arti ciondolano goffi qua e là. Il volere che si dispiega a nuovo necessita di un po' di tempo prima di trovarsi la strada nelle forme accresciute. Solo lentamente esso diviene esperto in questa casa, che è mutata così velocemente: il suo proprio corpo! In tale periodo, quanto meno questa volontà dell'essere umano riesce a divenire padrona dei piedi, tanto più facilmente si formano i piedi piatti.

Un insegnamento spirituale come quello della pedagogia di Rudolf Steiner tiene ben conto di queste crisi. Per questo tempo difficile, l'insegnante predispone ogni cosa per fare in modo che il volere sia agevolato nell'afferrare le membra. Anche il piano di insegnamento viene messo a punto inserendovi l'euritmia e l'euritmia terapeutica (di cui si è parlato a proposito del 'triplice passo'), sia una speciale ginnastica, la Bothmer. (20) (testo) Esse sono un aiuto benefico negli anni della crescita dei giovani. Anche l'abbondante presenza dell'apprendimento delle abilità manuali – come il cucito, il rammendo, la maglia e molte altre – prepara correttamente alla volontà la via verso le membra.

Quando la lezione è disposta in tal senso dagli insegnanti, tra le altre cose avviene anche una prevenzione nei confronti del piattismo. È posto a fondamento degli esercizi euritmici proprio lo sforzo di vincere quella pesantezza che il corpo non riesce a controllare. In ogni caso, si capisce perciò il perché la formazione dei piedi piatti sia, nella maggior parte dei libri di ortopedia, annoverata dai chirurghi come appartente perlopiù al periodo della pubertà.

2.


Un adulto affetto da piattismo fa sorgere sempre una domanda: perché si è formato questo danno?

La risposta generale, che si tratta di una determinata debolezza della volontà, sembra insoddisfacente. Ci sono diversi tipi di volontà debole.

Il punto di partenza può risiedere per esempio in un vero e proprio sovraccarico di lavoro del corpo. Succede soprattutto ai giovani che han dovuto andare troppo presto a lavorare. Si pensi ai minatori adolescenti che sottoterra, senza la luce del Sole, devono svolgere il loro compito pesante, nel quale devono di continuo stare in piedi.

SALGADO, SERRA PELADA


Anche i camerieri, che spesso quasi bambini compiono il loro apprendistato fino a notte fonda, è risaputo che sovente soffrono di piattismo. Queste persone, che devono gravare per ore e ore sui loro piedi, li sollecitano troppo. Perciò vengono costrette a fare troppo a lungo pressione sull'arco platare; devono farlo, anche se già da tempo hanno perso la forza di farlo a partire dalla vera volontà interiore del proprio essere. In conseguenza dell'affaticamento i loro movimenti si svolgono quasi meccanicamente.

La spinta ascensionale interiore – che in verità proviene sempre dall'anima e dallo spirito – si affievolisce, il peso del corpo agisce da solo, e sovraccarica il “ponte” che deve portarlo. La persona si sente allora perlopiù stanca, e occorre proprio sapere che la stanchezza interviene sempre quando il volere non riesce più ad afferrare correttamente, per esempio, la muscolatura. E in qualche caso si diviene torpidi e negligenti. L'origine di questo affievolirsi dello stimolo all'attività risiede, alla fin fine, nello spirito che ...latita dal corpo.

Inoltre, ci sono le tendenze all'obesità che spesso, per via del peso notevole, causano il cedimento della volta. Ci sono persone che si sono appesantite troppo, e quando si indaga sulle motivazioni animiche del loro ingrassare, in una qualche regione della vita dell'anima si potranno scoprire quasi sempre una certa lentezza, indolenza, o persino forse pigrizia.

È allora veramente possibile osservare da due lati l'indolenza nel fare: colui che è costantemente stanco diviene in un certo senso, per via del sovraccarico esteriore, interiormente pigro – come si riscontra in parecchie attività lavorative. Le persone vengono fisicamente sovraccaricate, così che non riescono più a provare interesse per alcunché e divengono preda di una accidia spirituale.

L'altro lato riguarda le persone inattive a priori, fiacche e amanti del mangiare e del bere, e queste accumulano riserve adipose.

Entrambi i tipi umani mostrano una tendenza al piattismo. Si dovrà fare attenzione, nella terapia, da quale lato occorre affrontare il rafforzamento della volontà.

La riduzione della potenza della volontà, con il procedere del tempo, nella vecchiaia si mostra anche spesso come un aumento dei disturbi legati al piattismo. Per gli anziani diminuisce sempre più la signoria sulla corporeità, da parte dell'operoso volere.

Chi fa fatica a decidersi, perlopiù si muove anche lentamente. (21) In costui, si allenta pure la tensione della muscolatura e delle articolazioni, e chiaramente sono coinvolti anche i piedi. In conseguenza di ciò le piante dei piedi vengono appiattite. Nello stesso tempo si modifica l'andatura – e su questo ci soffermeremo ancora più avanti.

Per quanto svariate possano essere le cause del piattismo, una però è sicura: la persona che ne è colpita si unisce con il proprio essere molto fortemente, in modo puramente fisico, con le forze della Terra. Aderisce di più al suolo con le piante, ha un contatto maggiore con esso rispetto ad una dai piedi normali.

Questo legame troppo intimo con il terrestre si estrinseca, in dati casi, in una maniera più o meno patologica, poiché l'elemento della volontà si ritrae dal corpo, non lo può più afferrare.

È però anche possibile che questa tendenza verso le forze terrestri venga volontariamente cercata, addirittura anelata; e a ciò i piedi offrono lo strumento adeguato. A questo proposito si ricordi come in alcuni eserciti esista un certo passo di parata, attraverso il quale viene raggiuto un completo legame con il duro suolo.

La volontà cosciente deve tastare la crosta terrestre ad ogni passo. (22) (video) La pianta di quei piedi, che camminano ad ampie falcate, devono abbattersi più fortemente e piattamente possibile al suolo, e la

Terra sussulta quando passa una schiera di soldati in parata: va riconosciuta da tutti la potenza che vuole conquistare la Terra! Gli uomini cominciano ad abusare della potenza della loro volontà, spedendola giù troppo profondamente nella materia. (23) Chiunque abbia una volta provato questo passo militare (24) sa come la straordinaria forza – che ad ogni moto del piede saprebbe risalire, alleggerita, verso il capo – in esso viene avvinta, per andare ad affondarsi nella Terra. La volontà viene resa troppo terrestre, viene accesa nella brutalità e nella brama di potere. Quel passo militare è l'esatto contrario del triplice passo di cui si parlava prima.

3.


Non esistono solo i piattismi acquisiti di cui si è ora detto – che si instaurano per via di circostanze della vita, esteriori o interiori, o coll'avanzare degli anni – ci sono anche piattismi congeniti. Essi dovrebbero mettere specialmente sull'avviso l'educatore, perché in tali casi dovrà dirigere la sua attenzione all'educazione della volontà del bambino. Di altre, circa le alterazioni del piede che si presentano alla nascita, ci si deve limitare a parlare soprattutto di una, poiché Steiner ha dato in questo caso la spiegazione spirituale della causa della deformità. Da esso si possono acquisire molte indicazioni preziose anche per la fisiognomica: si tratta del cosiddetto piede torto. (25) Lord Byron, di cui parla Steiner nei Nessi karmici (26) aveva un piede simile. Una comprensione per l'insorgenza del piede torto del poeta, era il destro, proviene dalla vita precedente. (27) Dal punto di vista dell'embriologia, l'uomo si accresce più che altro a partire dalla testa e andando verso il basso. Ciò è dovuto al fatto che le forze del capo provenienti dal passato, cioè dalla vita precedente, portano con sé qualcosa che lavora dando forma dall'alto verso il basso. E questo agisce fino alla formazione delle ossa dell'embrione. La forza che fa questo, proviene dalla volontà della vita precedente.

La domanda difficile è: dov'era radicato questo volere, che in tempi successivi porta all'edificazione del sistema osseo? Steiner risponde adducendo un fatto noto alla scienza dello spirito, riguardo alla trasformazione dell'uomo di vita in vita: è il sistema del volere – radicato nel metabolismo – che diviene nella vita successiva l'organismo pensante della testa.

Ma da dove proviene, nella seconda vita, quella forza del volere che comincia così presto dalla testa? Per poterlo davvero capire bene, occorre accennare a quel che Steiner dice nella Filosofia della libertà. Dalla sua esposizione si può evincere che ad ogni vero pensare che avviene nella testa, appartiene anche un processo volitivo. L'uomo nato a nuova vita, che porta nel suo organismo superiore le forze del volere precedente trasformate, in questa sua nuova vita ospita nel capo anche tutta la volontà che prima agiva nelle sue forze di pensiero. E l'uomo, per elaborare il suo sistema osseo, usa proprio questi passati impulsi volitivi della vita di pensiero. Se per esempio un uomo avesse avesse avuto un danno cerebrale – nel caso di Byron si era trattato di uno shock (28) –, nella vita successiva ne avrebbe tratto una debolezza proprio delle forze volitive del capo. Queste non sono abbastanza forti per formare tutti gli arti, e nell'esempio di Byron si trattava del piede destro.

Perché riportiamo questo esempio? Si ricordi come il farsi avanti ad agire da parte della volontà sia fortemente connesso con l'innalzamento di quel ponte che va dal tallone al cuscinetto dell'alluce.

Qui si trova una specie di punto centrale di ancoraggio per la volontà dell'essere umano, che in seguito mentre egli cammina si distribuisce equilibratamente, in avanti verso il cuscinetto metatarsale e all'indietro sul tallone.

Si guardi l'immagine del piede varo, chi è affetto da questa deformazione è incapace di posare la pianta del piede a terra. Non la pianta, solo il lato esterno è direzionato verso il basso e fa da appoggio, stando in piedi o camminando. Tanto il tallone, come pure l'avampiede con l'alluce, sono rivolti all'interno del corpo, e non possono proprio riuscire a sfiorare il suolo. Il dorso del piede è girato di lato e verso l'esterno, non verso l'alto come in un piede ben conformato. Già dalla posizione anatomica del piede varo risulta con massima chiarezza come l'uomo che ne è colpito deve avere, nei piedi, un diverso punto di ancoraggio della propria volontà, rispetto ad uno sano. La conseguenza è che ogni movimento effettuato dalla gamba malata, per l'intera vita, nel camminare sarà accompagnato da grandissimo sforzo. Perciò anche ogni passo deve venir mosso con grande accortezza. Dall'ulteriore punto di osservazione dello studio del destino, in questo dato di fatto – che per il pensare ordinario viene ritenuto un gran patimento – risiede uno straordinario beneficio. Il “vantaggio” si mostra nel fatto che la gamba deforme può far sì che il volere sia esercitato e rinforzato, in ogni movimento, con piena coscienza.

Questo è evidente nella biografia di Byron.

Un uomo che porta dal proprio passato una disposizione come il piede varo, riceve dalla propria stessa conformazione corporea la possibilità di pareggiare le mancanze patite nella vita precedente. Egli deve, per via del difetto fisico, impegnare ed educare la propria volontà in modo completamente diverso rispetto a una persona con piedi sani.

In questo caso risulta evidente cosa sia una vera osservazione del destino, nel senso di Rudolf Steiner, e quale aiuto essa possa offrire alle persone che siano colpite dalla deformità di cui si è parlato. L'esempio, occorre dirlo espressamente, si riferisce a un caso individuale, quello di Byron, nel senso in cui è stato indagato da Steiner in modo scientifico spirituale.

L'ALLUCE E IL CUSCINETTO METATARSALE (29)

all'inizio

Dopo aver osservato, nel piede, ciò che va dal tallone fino alla pianta, occorre parlare esaurientemente, sempre in relazione all'alluce, del suo cuscinetto. Quando si osserva dal lato interno un piede correttamente formato, si vede la tendenza – già cominciata dal tallone – a costruire forme semisferiche. Dal lato del tallone abbiamo già considerato questa tendenza.

Ora si guardi che i cuscinetti (e già nel nome è accennata la forma sferica) divengono ...una specie di tallone, una variazione sul tema. Questo si riferisce soprattutto all'arrotondamento. E, per finire, la variazione sul tema si ripete una terza volta sulla punta dell'alluce – là, tutte le volte in cui sorge una forma sferica. Ma quella dell'alluce è molto rimpicciolita rispetto al tallone. La zona dove la sfericità si instaura, come già accennato nel passo tripartito, è però particolarmente importante per la camminata. Ogni parte del piede reca in sé qualcosa di particolare della volontà. Il tallone, come si è chiarito, è una specie di condottiero, di guida per il volere. Sul cuscinetto metatarsale si mostra in che modo il pensare comincia a intervenire sul volere.

Un movimento proporzionalmente impercettibile spesso lo mostra. Si ricordi come, nel passo tripartito, l'appoggiarsi giù sui metatarsi, del piede prima sollevato, divenga espressione della vita di pensiero che lavora nel volere. Mettiamo che un tale ascolti, durante una conferenza, un relatore.

L'ascoltatore, magari, non è d'accordo su un ragionamento, oppure vorrebbe ribattere qualcosa: allora, quando è seduto, compie un moto altalenante col piede. Esso viene quasi sempre effettuato sui metatarsi, si compie assai velocemente e dà, alle persone che osservano, un'impressione di ...nervosità. Il pensare di quell'uomo, letteralmente, schizza dentro alle membra!

Egli ha l'intenzione cioè di ribattere qualcosa e ciò accende la sua volontà, vorrebbe esternare il suo pensiero, ma dalle circostanze gli è impedito di farlo. E allora, perlomeno nel corpo, attiva un luogo da dove può mandare il proprio pensare entro l'organismo del volere. L'impazienza si esprime chiaramente nel gesto: questo è del tutto giustificabile, poiché perlopiù subentra impazienza quando alla volontà viene impedito di portare a espressione un pensiero.

Se una persona invece è solita fare ogni cosa senza riflettere, quando è sulla difensiva allora pesta i piedi col tallone. Non appena però in una tale difesa subentra un elemento di pensiero, il movimento cerca di attenuarsi e viene trasmesso alla zona dei metatarsi, diviene altalenante sul cuscinetto metatarsale, perlopiù il destro.

L'alluce può anche venir afferrato da un processo nel quale entra in gioco il neurosensoriale. Il processo nervoso porta sempre (fino a che non può venir compensato da forze formatrici, come durante il sonno) a un ottundimento dei processi vitali, o a un loro indebolimento.

Questo può condurre, nel corpo, a un deposito di diversi sali, che altrimenti o vi circolano disciolti o semplicemente vengono eliminati. Nei vasi, si determinano perciò degli indurimenti, e nelle articolazioni delle infiammazioni con conseguenti artrosizzazioni. La cosiddetta sclerosi, che insorge nella vecchiaia, o talvolta in età più giovanile, ha a che fare con queste premesse.

Qui dobbiamo trascurare ciò che avviene nei vasi sanguigni, occupiamoci invece di come si instaurano determinate alterazioni nelle articolazioni: l'uomo è stato spinto troppo nelle forze indurenti della Terra. Era esposto troppo fortemente all'influsso nervoso, che per così dire gli suggeva la vita dalle ossa (se ci è dato di usare questa espressione come immagine). Ciò si esprime anche nel pensare: nel fatto che gli uomini divengono magari troppo intellettualizzati, e legati troppo strettamente alla Terra. Questo è un lato del quale dovremmo tener conto. L'altro lato consiste nel fatto che viene troppo affaticato (impegnato) il proprio ricambio. Esso non può più essere ricostituito dalle forze formatrici vitali relative ai processi nervosi.

Per un ben preciso motivo, che tra poco si esaminerà, va per prima cosa menzionata una patologia che ai giorni nostri è un po' antiquata, la gotta, nella quale in determinati distretti corporei vengono espulsi – in maniera caratteristica, come una sostanza dura – dei sali di acido urico. Perciò si instaurano dei processi irritativi e infiammazioni dolorosissime, soprattutto negli arti. Un luogo dove sono soliti comparire questi accumuli è la parte più esterna del padiglione auricolare. (30) Là si depositano i cristalli salini, causando infiammazioni, e sono i cosiddetti tofi uremici. Dalla fisiognomica del padiglione auricolare si ricava che vi è, in esso, una zona ben precisa che si può considerare una specie di rispecchiamento (31) della disposizione pensante dell'uomo. È proprio in questo luogo che nella gotta si depositano talvolta i cristalli di acido urico e causano i tofi. Quando si volevano operare, e i medici un tempo lo facevano, il bisturi trovava una specie di pietra. In questa zona dell'orecchio vi è davvero una relazione tra il pensare da un lato, e dall'altro coi processi negli organi nervosi e sensoriali.

Ora, vi è anche nel piede un'articolazione che viene colpita particolarmente dagli accessi gottosi, e nella quale si ritrovano gli stessi depositi che abbiam visto sull'orecchio: è quella che collega la prima falange dell'alluce al primo metatarso, e sotto la quale è posto il cuscinetto metatarsale.

Questo luogo, come si è detto, è in stretta relazione con le forze del pensare che si introducono nella volontà. Nell'articolazione si verifica, per via dell'espulsione degli urati, un'artrite assai dolorosa, che porta all'irrigidimento e alla deformazione dell'articolazione dell'alluce.

In vecchi libri, che si occupavano ancora dettagliatamente della patologia, viene descritto che il primo accesso di gotta nel settanta per cento dei casi si verifica proprio nel punto descritto.

Dall'insorgere di queste patologie si vede direttamente come una ben precisa parte del corpo, nel nostro caso l'articolazione dell'alluce, sia in stretta relazione con determinati processi dell'anima. Il pensare che decade nell'indurimento “scende” nell'orecchio, o nell'alluce quando arriva a scatenare la crisi gottosa; e allora causa il sintomo patologico nel corpo – nel distretto corrispondente. Che coloro che soffrono di gotta abbiano molto mangiato e bevuto dipende, o dipese, solo dal fatto che essi abbiano così intensamente rivolto il proprio pensare ai godimenti del corpo.

Vediamo delle deformazioni dei piedi non solo nella gotta, ma anche in parecchie malattie reumatiche. Molto spesso viene colpita proprio l'articolazione di cui abbiam parlato finora; ne risultano deformità vistose. L'area dell'articolazione s'ingrossa e l'alluce poco a poco viene spinto verso l'esterno, vale a dire il sinistro verso sinistra e il destro verso destra. E, certo, questa patologia va a scapito così delle belle forme arrotondate dei cuscinetti. Ma questo è solo un simbolo di come sorgano, o siano sorte, determinate difficoltà nell'animico. Esse si riferiscono perlopiù a una forma di pensiero troppo irrigidita e materialistica, che però per così dire non si arresta al suo ambito elettivo, ma estende la sua azione anche alla vita di volontà. Nel regno dei piedi si sviluppano le malformazioni descritte proprio là, dove sempre, già in sé e per sé, sussiste l'affinità con l'elemento di pensiero.

Non va d'altronde dimenticato che la relazione dei cuscinetti metatarsali con la punta dell'alluce è anche come un'immagine dell'elemento di sentimento. Gli proviene dal fatto che stiamo parlando del secondo e terzo atto del triplice passo – il sollevarsi della gamba o il riappoggiarla. Nel terzo atto campeggia più fortemente il sentire, e nel secondo il pensare. Ma sempre compartecipano i cuscinetti e la punta dell'alluce: solo che l'alzare il piede riguarda più i cuscinetti, l'abbassarlo riguarda più la punta dell'alluce. A ciò è importante prestare attenzione, altrimenti diverrebbe tutto troppo schematico. I processi sono tutti concatenati l'uno all'altro, perché si tratta di reali processi viventi che non è proprio facile differenziare schematicamente.

Il ripiegarsi dell'alluce, per via di patologie articolari, si chiama alluce valgo; e poco alla volta viene a distorcersi la linea, bella e briosa, che va dal tallone alla punta dell'alluce. Questa malformazione però, che sembra irrilevante rispetto all'intero uomo, indica spesso una cosa importante: che sia un pensare puramente terreno troppo contratto, sia anche un sentire cagionevole, solo con difficoltà riescono ad accedere al volere. Al posto dell'articolazione sana si forma un bitorzolo. L'alluce, unitamente alla parte, altrimenti nobilmente formata, della sua prima falange, “si nasconde” per così dire sotto le altre dita.

Questo dà l'impressione di una vita di sentimento che nel volere è repressa, tiranneggiata. Il dito, durante la discesa del piede, non riesce a posarsi a Terra con delicatezza e cautela. E anche se, nel corso del tempo, a causare l'alterazione può compartecipare una scarpa troppo stretta, il più delle volte è così dall'inizio, per una tendenza verso la malformazione del piede. Quasi sempre in tali casi il dito ha la tendenza a deviare eccessivamente di lato.

2.


Perciò non può esserci alcun dubbio che l'alluce, tra tutte le dita, abbia il ruolo principale. A questo proposito vale la pena di accennare, ancora una volta, alla grande differenza che passa tra la mano e il piede. Il pollice ha naturalmente un suo posto ben distinto all'interno della comunità delle dita, e mai abbastanza potrà venir definito come: il più importante fra tutte! Quando si tratta di forza, di sostegno, o di stringere, se ne ha particolarmente bisogno, e invece se ne ha di meno quando si compie un'azione più delicata, artistica. Il pollice mostra il legame dell'estremità superiore con il ricambio ed evidentemente con la volontà. Nel comparare la mano col piede si riconoscerà l'affinità del pollice con l'alluce: entrambi hanno solo due falangi ed entrambi sono posti all'interno. Nella prosecuzione del pollice verso il corpo si trova anche qui un cuscinetto (32) , che noi possiamo considerare come una specie di sintesi, in una unità, tra cuscinetto metatarsale e tallone. Il pollice, con la sua affinità col ricambio e col volere, si è ritratto rispetto alle altre dita, di regola non sta affatto in prima linea. (33) Esso deve adeguarsi al centro, all'uomo ritmico. Il piede invece appartiene completamente al regno del volere, come la mano a quello del sentire.

Il pollice può essere solo in maniera limitata, fra le dita della mano, un inviato, un rappresentante della persona che vuole, invece nel piede le cose vanno molto diversamente.

L'alluce è, tra le dita, una vera e propria guida. In esso si manifesta, nella maniera più pronunciata possibile, l'elemento della volontà; di più rispetto alle sue sorelle, le altre dita.

Nell'alluce si è in grado di cogliere qualcosa di quella forza con la quale la volontà lavora nell'uomo. La lunghezza in sé non è un dato significativo, perché va vista sempre nella relazione di ogni singolo dito con gli altri. In un piede più o meno armonicamente formato, l'alluce può certo apparire come il più forte, che nella sua lunghezza deve venir superato, solo di poco, dal secondo dito.

Durante le osservazioni delle singole forme, che faremo, se ne tratterà più avanti anche nei particolari.

È possibile domandarsi che cosa testimonia, in una persona e sull'essere di quella persona, un alluce particolarmente lungo. Questo spesso appare come segno di una volontà che ha in sé qualcosa di pervasivo, perfino caustico... Ma questo è un volere solo istintivo, non consapevole, condizionato. L'esteriorità muove quella persona e la sua vita di sentimento viene presa da pulsioni egoistiche. Per esteriorità qui s'intendono delle cose materiali, terrene.

Per esempio, ha un carattere di questo tipo la prima sorellastra della fiaba di Cenerentola, che è attratta soprattutto dalle cianfrusaglie esteriori (più che dalla volontà di potere che invece occupa la seconda sorellastra). Lei era quella che dal padre voleva “abiti belli”. Questo è un tratto, molto esplicito, di frivolezza. E allora, già dal principio la fiaba racconta che le sorelle fecero questo a Cenerentola: “le portarono via i suoi bei vestiti”. Questa sorellastra era intenta a portare via ciò che in seguito richiese per sé. È lecito supporre che, al solo sguardo per i bei vestiti di Cenerentola, le sia entrato il desiderio invidioso di possederne di altrettanto belli. La fiaba narra che questa sorella ha un alluce troppo grosso, e chiaramente non entra nella scarpetta destinata alle armoniche forme di Cenerentola.

È il caso di citare un'altra forma di questo dito, quando invece appare molto largo e carnoso, e spesso anche il colore si intensifica fino al rosso carico. In queste forma e colore si rivela una aspirazione verso i godimenti terreni. Qui una voluttuosa vita di sentimento viene subito catturata dalla potenza della volontà.

Il correlato materiale di queste forme, naturalmente, non è costretto a svilupparsi sempre: le tendenze che sussistono possono venire rese inoffensive da una personalità cosciente. Una forma molto massiccia dell'alluce può forse anche solo essere espressione di un temperamento assai collerico. Allo stesso modo vi è in esso, nella disposizione della forma visibile, qualcosa di tozzo, come di trattenuto all'indietro. (34)

3.


Fin qui, abbiamo diretto la nostra attenzione alla parte mediale della pianta del piede, dove ha un ruolo importante l'arco ascendente che crea un vuoto nell'orma. Sorge quel “ponte” che è impostato sui due pilastri del tallone e del cuscinetto metatarsale dell'alluce. Però queste formazioni sono poste più verso l'interno del piede. Potremmo anche sottolineare che qui opera il principio della forza ascensionale, così importante quando si cammina.

La metà interna del piede va confrontata con la metà esterna: questa parte esterna è molto più soggetta alla pesantezza, alla forza di gravità. Questo si mostra già nel fatto che quando si cammina o si sta in piedi essa tocca sempre saldamente il suolo. Le dita corrispondenti sono soprattutto il quinto e il quarto, e talvolta anche il terzo: queste seguono più le forze del lato esterno. Invece il tallone appartiene a entrambe le parti.

Dobbiamo devvero rappresentarci questi due lati del piede, interno ed esterno, come in un continuo mantenimento dell'equilibrio, particolarmente nel movimento, dove agisce un gioco di forze permanente. Leggerezza e pesantezza devono giungere a pareggiarsi mentre si cammina, altrimenti viene turbato quell'equilibrio che è così importante per l'incedere eretto dell'uomo. Subentrano chiaramente dei disturbi quando la pianta è troppo piatta. Solo ora si capirà del tutto, come detto a proposito del piattismo, come questa deformazione sia segno di un grande legame con la Terra. L'andatura di un uomo che ne è affetto è costretta a modificarsi, poiché va perduto in larga misura il bilanciamento tra le forze che devono venir tenute in un meraviglioso equilibrio. Quella pesantezza che altrimenti grava sostanzialmente sul lato esterno, in chi ha i piedi piatti si distribuisce sull'intera pianta. ...E allora come mai non si cade? Solo perché abbiamo due piedi!

Durante una crescita sana, la capacità di stare eretti e in equilibrio sono ampiamente presenti già nel singolo piede, invece le cose cambiano se si hanno i piedi piatti: qui è essenzialmente insieme che i due piedi devono creare l'equilibrio. Viene perciò a mutare il rapporto di forze delle gambe mentre si cammina. L'incedere, nei casi più marcati, invece di essere un consapevole portare avanti il corpo, diviene un cadere avanti del corpo da destra e da sinistra. Così si muove anche l'ubriaco, che perde la forza di stare eretto e sempre più si abbandona al proprio peso. Le persone affette da piattismo, quando camminano, rispetto alle persone che hanno piedi sani, hanno molta meno padronanza delle proprie gambe. Mancando loro l'impulso della volontà, ne risultano dei passi un po' strascinati. Ma da ciò risulta pure che i piedi verranno maggiormente girati verso l'esterno (abdotti): il destro verso destra e il sinistro verso sinistra. La parte della pianta che tocca il suolo, che come detto si trova all'esterno, diverrà quella che determina e che dirige.

Quanto più consapevolmente un uomo cammina, tanto più esattamente saranno rivolti in avanti i suoi piedi; quanto più difficilmente riesce a tenere testa agli influssi della Terra, che portano verso il basso, tanto più i piedi devieranno verso l'esterno. Questo diviene evidente nella vecchiaia. L'anziano che coscientemente si regga col suo volere, ha spesso la tendenza a deviare lateralmente i piedi e li orienta all'infuori. L'alluce sinistro si volge all'esterno, mettiamo, di un angolo di circa 45 gradi verso sinistra, e alluce destro fa lo stesso dall'altro lato. In tarda età questa andatura dipende naturalmente dal generale affievolirsi della capacità di stare eretti, la stessa quindi che è alla base della tendenza ad avere piedi piatti. Se si osserva qualcuno da dietro, mentre cammina, spesso è possibile riconoscere quanto egli si sia arreso alla vecchiaia, oppure se vivacemente operino in lui forze ancora giovanili.

Perciò, non è sempre un fatto oggettivo degli anni che uno ha effettivamente. Quanto più gli alluci sono diretti in avanti, mentre si cammina, tanto più quella personalità mostra di serbare ancora la gioventù nel proprio corpo. Quando si dice questo, non si includono però le pesanti alterazioni relative a patologie.

Forse occorre prestare anche attenzione al fatto che certi passi militari, imparati durante la leva, perlopiù hanno addestrato proprio a portare le piante dei piedi verso l'esterno. Questa è una riprova che tali movimenti stanno, come detto, sotto l'influsso delle forze della Terra. Nella vita militare si cerca unicamente ed intenzionalmente di legare la volontà alla Terra, mentre nella vecchiaia o per altri motivi questo processo avviene di solito del tutto inconsapevolmente.

4.


La relazione organica che i piedi hanno con la distribuzione, nel corpo, delle forze del volere, si può cogliere anche attraverso la compartecipazione, appunto dei piedi, alla produzione di calore nel fisico. Ogni azione volitiva è legata al calore, perché ogni attività lo genera. E allora dovrà esserci una grande sensibilità dei piedi per la temperatura. Lo si può vedere, ad esempio, nel fatto che durante il lavoro è facile che i piedi si scaldino; e perciò il corpo tenta di diminuire il calore che si è sviluppato. Il risultato è una rafforzata secrezione di sudore.

Anche il freddo ha un grosso influsso fin nei piedi. I raffreddamenti interiori, che derivano da una cattiva circolazione sanguigna, si pecepiscono come straordinariamente penosi nel freddo ai piedi che affligge molti malati (pochi lamentano di avere freddo alla testa, molti invece sentono “le gambe ghiacciate”). È degna di nota una generale sensibilità dei piedi per il freddo umido. Quando cioè viene loro sottratto molto calore per via dell'umidità, il raffreddamento si estende in modo vistosamente veloce a tutto il resto del corpo. Questi freddi esterni, per i quali i piedi sono come delle porte d'ingresso per le malattie da raffreddamento, agiscono come un veleno per via del quale l'organismo perde la sua forza di contrapporsi a determinati germi portatori di malattie.

E allora si genera, per esempio, un raffreddore, che però non si sviluppa sotto (sebbene possa naturalmente anche qui portare a malattie (36) ) bensì di solito sopra, al polo opposto, nel capo. Di solito il calore che sale su da sotto, dal metabolismo, agisce infiammando tutti i processi vitali, allora anche dell'uomo superiore. Una privazione di calore nelle gambe suscita una ipotermia riflessa della mucosa nasale. Perciò il naso perde la forza di opporsi alle intrusioni del mondo esterno, batteri e virus, e si offre ad essi come terreno fertile. La veloce proliferazione origina, come processo che si contrappone, l'infiammazione. Il corpo si riscalda in maniera accentuata, nella forma della febbre, combattendo contro i nemici esterni.

Non ci soffermeremo ulteriormente su questo punto, solo è importante il fatto che l'interruzione della corrente di calore, che dai piedi va verso l'alto, può spingersi con conseguenze dannose fino alle mucose nasali. Si ricordi quanto fortemente la volontà umana compartecipi ad ogni singolo moto dei piedi. Il “raffreddamento”, che annovera tra i suoi sintomi anche il raffreddore, si instaurerà sempre più facilmente quando l'uomo si indebolisce nel suo organismo della volontà. Se egli potrà vincere consapevolmente la perdita di calore mediante energici movimenti, per esempio dei suoi piedi, spesso sarà in grado di tenersi lontano dai danni portati dal freddo e dall'umido. La condizione generale di salute è molto strettamente legata alla vita dei piedi!

Da questo punto di vista è comprensibile che, in fondo, dipende dalla controforza opposta dal metabolismo, dall'organismo della volontà, quanto profondamente il freddo venga lasciato entrare: se viene “solo” un raffreddore, oppure bronchiti o polmoniti.

Però non c'è solo questo “effetto da lontano” come conseguenza del raffreddamento ai piedi, questi vengono anche colpiti direttamente, dai cosiddetti geloni (37) . Si troverà spesso che la predisposizione alla pungente comparsa di essi è accompagnata da una costituzione debole anche sotto altri aspetti. Ne saranno facilmente colpite le persone che affaticano le membra (o: gli arti) durante il proprio lavoro, e che perciò poco alla volta desistono dal porre in attività la loro volontà. Tra questi vi saranno camerieri e lavandaie. Per completezza, aggiungiamo che insorge, contemporaneamente ai piedi piatti, una maggiore secrezione di sudore. E si mostra proprio attorno alla pubertà.

In stretta connessione col piattismo, e con le conseguenti alterazioni del movimento, sta la tendenza a sviluppare vene varicose, che sono dilatazioni delle vene delle gambe. Questo è perlopiù un segno del venir meno delle forze della volontà, che sono ampiamente responsabili del ritorno venoso del sangue. Le vene in questione si dilatano per questo motivo: il sangue ha perso un po' della forza del suo flusso, ristagna e le pareti del vaso vengono dilatate oltremisura, fino a perdere la loro elasticità. Tutte le forme di indebolimento della volontà che abbiamo citato, e che sono legate a manifestazioni fisiche, possono alla fine condurre alle vene varicose. Un aumento di peso, per obesità o per una gravidanza, e la formazione di piedi piatti, sono tutte cause di dilatazione venosa. Nei piedi stessi, spesso, persino la pelle cambia la sua colorazione e da rosea diviene bluastra.

Contro questa condizione sono efficaci gli esercizi per i piedi dell'euritmia terapeutica. (38) Dai movimenti che scelse, sembra che R. Steiner abbia sempre continuato ad avere in mente di rafforzare l'elemento volitivo dell'uomo, e di dirigerlo, attraverso i piedi, verso l'alto. In questo modo si ottiene un riscaldamento delle membra inferiori, che serve a base della volontà cosciente.

IL SECONDO DITO

all'inizio

Presso la maggior parte degli uomini tendenzialmentte in salute, è caratteristico del secondo dito di essere un poco più lungo dell'alluce. Le differenze di dimensione sono piuttosto varie tra i singoli uomini (non c'è regola), è difficile darne una misura esatta, perché perlopiù si tratta di pochi millimetri. In ogni caso il secondo dito sporge sempre un poco rispetto al primo.

Dobbiamo subito dire che la relazione delle singole dita rispetto alle forze dell'anima non risulta così chiara come nel caso delle mani. L'indice della mano, col quale si potrebbe paragonare il melluce, è il dito “pensante”, l'intellettuale! Tutte le volte che entra in gioco la forza neurosensoriale si ritrae un po' della vitalità della crescita. Per esempio abbiamo accennato (39) come l'indice, malgrado la sua grande importanza per la mano, rimanga relativamente piccolo, in ogni caso più piccolo del dito medio. Nell'uomo ritmico, cui la mano appartiene, l'elemento di pensiero – del quale l'indice è simbolo – viene un po' tenuto indietro. Il pensare deve immergersi nel regno del sentimento e perde la maggior parte del suo acume. Per questo motivo l'indice non dovrebbe superare l'anulare, che si subordina completamente al sentire.

Nell'uomo ritmico le proporzioni sono diverse rispetto all'uomo delle membra, nel quale il vigore dell'uomo del volere, in maniera del tutto naturale, prevale sull'influsso nervoso.

Il secondo dito del piede, con la sua giustificata affinità con l'indice, prende qualcosa dell'attività di ...indicare (40) , che risiede nel pensiero.

Occorre solo ricordarsi di come questo dito sia presente nel sollevarsi del piede – il secondo atto del passo tripartito, che viene attribuito al pensare. Là sotto, nei piedi, è proprio tutto sottomesso alla direzione della volontà, mentre le mani sono guidate essenzialmente dal sentire.

La potenza dell'indicare del melluce, la si ritrova nel suo spingersi verso l'avanti, perché, quando camminano “normalmente”, le persone seguono quasi esattamente la direzione indicata, appunto, dal melluce.

Tuttavia il secondo dito viene facilmente sempre di nuovo ...preso a rimorchio dal suo fratello maggiore, l'alluce. Non appena però sopravviene una meta da perseguire, allora è il melluce a guidare il movimento. Sebbene faccia parte del polo del volere, il secondo dito viene coinvolto sempre un poco anche nel dominio dell'uomo sensoriale. (41) Probabilmente, è anche per questo che in casi di malattia viene esposto in primo luogo ad assumere una posizione ricurva e contratta, il cosiddetto dito a martello. Tutte le volte che si presenta tale postura c'è un nesso con l'agire dei nervi, ai quali è esposto più di tutti il secondo dito. Sebbene esso sia tutto dedito al sistema volitivo, tra le dita è quello sul quale influisce maggiormente un elemento sensoriale.

Con questo, però non si è ancora detto tutto della ...“storia naturale” del secondo dito.

Come infatti l'alluce domina prevalentemente sul lato mediale del piede, altrettanto il secondo dito governa la parte centrale.

Sotto questo altro aspetto assomiglia di più al dito medio, che nella mano governa la parte centrale.

Questa somiglianza prosegue persino nel sistema osseo: le singole falangi del secondo dito non sono soltanto le più lunghe, rispetto alle altre dita, ma la seconda falange è la più lunga di tutte e cinque le dita [Va esclusa dal paragone solo la falange finale dell'alluce, perché esso consiste solo di due falangi anziché tre.] La stessa cosa vale anche per le falangi del dito medio della mano, e per la corrispondente seconda falange, in relazione alla dimensione di tutte le altre dita.

Nella fisiognomica della mano si vede che il dito medio indica, animicamente, due direzioni: da una parte al lavoro dei sensi del secondo dito (al quale è strettamente legato), dall'altra a ciò che è animo, a quel mondo dei sentimenti al quale si riferisce l'anulare! Qualcosa di simile vale anche per il secondo dito del piede: anch'esso da una parte lascia entrare in sé qualcosa del regno del pensare. Perciò nel passo tripartito partecipa essenzialmente all'innalzarsi del piede (la parte pensante del movimento). Dall'altra parte è particolarmente attivo anche nel lento abbassarsi del piede (la parte di sentimento), è dal secondo dito che dipende quanto risulta bello ed espressivo questo “gesto” del camminare.

2.


Tuttavia per questo secondo dito, come anche per tutto il piede, rimane sempre primaria la relazione con la volontà; per questo anche durante il movimento è da considerarsi importantissima la direzione della dita dall'alto verso il basso. Per la mano ci sono diversi altri rapporti, perché il suo campo di azione si trova più nella dimensione orizzontale, e ogni singolo dito riesce a muoversi senza difficoltà lateralmente: nelle quattro dita della mano, composta ognuna di tre falangi, è possibile raggiungere un'angolazione che va dai trenta ai quarantacinque gradi. Il movimento laterale del pollice raggiunge abitualmente un'angolazione di novanta gradi.

Al contrario, le dita dei piedi fanno fatica a muoversi lateralmente.

Anche in ciò che si riferisce allora all'estensione o alla flessione delle dita del piede, si vede come l'unificazione della volontà si esprime chiaramente in un fatto del piede: non è quasi possibile piegare un dito, da solo, verso l'alto o verso il basso, ...se ne infila sempre un altro con quello, spesso o quasi sempre un po' tutti si muovono insieme ad esso. Si appartengono le une alle altre, non sono così indipendenti come le dita delle mani.

Particolarmente rimarchevole è il fatto che, per esempio, il secondo dito deve quasi sempre seguire l'alluce ad ogni piegamento. Anche se il melluce è molto legato con i moti pensanti e senzienti dell'anima, non è tuttavia in grado di sottrarsi al dominio dell'alluce. L'indice della mano, invece, è in grado di sottrarsi quasi completamente all'uomo del centro (del ritmo) per dedicarsi, come avviene ai ciechi, quasi solo al compito sensoriale di tastare.

Le dita dei piedi sono invece sempre guidate dallo spirito unitario della volontà; anche se un moto dell'animo o un pensiero s'inserisce più fortemente, come quando si danza, devono tutte collaborare in una completa unità.

3.


Dopo queste premesse, possiamo esaminare alcuni singoli casi: che cosa ci dicono determinate forme del secondo dito, in merito a quello specifico essere umano.

Le osservazioni che seguono riguardano la figura 35.

(fig. 35)

Vediamo l'immagine di un melluce “normale”: mostra qui la giusta lungezza. La falangetta supera l'alluce di pochi millimetri. Si riconosce nell'immagine che l'alluce è un po' troppo girato verso l'esterno (42) , cosa che è connessa con una predisposizione al piattismo. Il secondo dito dell'immagine non solo ha la dimensione auspicabile, ma ha anche una forma armoniosa, non è né troppo sottile, né troppo grosso. Inoltre, quando è in posizione comoda, è rivolto dritto verso l'avanti e non ha alcuna tendenza a piegarsi, cosa che compare in modo esagerato nel cosiddetto dito a martello. La direzione sembra essere perfettamente in linea col dorso del piede.

Si vede chiaramente come il secondo dito aneli veramente verso l'uomo del centro (del ritmo).

Questa figura fa pensare a una persona (prendendo in esame solo il secondo dito!) che ha ottime forze d'intelligenza a disposizione della sua volontà, e che questa è inoltre intimamente legata con un caldo sentire del cuore. La relazione con il terzo dito è molto armonica, fatto che conferma la giusta relazione con il lato di sentimento dell'anima.

Lo spazio interdigitale (43) tra il primo e il secondo dito è un po' eccessivo, questo potrebbe essere un segno che una individualità è un po' troppo facilmente in balìa del suo volere, cioè senza un saldo controllo da parte del pensiero, come per esempio si vede nei casi di irascibilità. A uno spazio più ampio tra queste due dita occorre sempre prestare attenzione, come vedremo negli esempi che seguono.

4.


Un segno ulteriore nella forma del secondo dito è molto interessante, e cioè quando esso è significativamente più corto.

Qui (fig.36 e 37, che ritraggono rispettivamente il piede sinistro e il destro) la falangetta arriva solo all'altezza della radice ungueale del primo dito.

(fig. 36, 37)

Questa piccolezza si vede bene in entrambe le foto dei piedi, però sul piede sinistro è più evidente che sul destro. Sebbene in questo caso entrambi gli alluci siano abbastanza dritti, rivolti verso l'avanti, si nota uno spazio significativo tra il primo e il secondo dito, perché questo secondo dito – più nel piede sinistro che non nel destro – tende più fortemente a incurvarsi verso il basso, come in un leggero spasmo, senza che si tratti di un vero e proprio dito a martello (44) . Questa curvatura è presente anche nel terzo dito, che inoltre è troppo corto. Questo è più evidente sul piede sinistro.

Nel caso di piedi ben formati, se si traccia una linea che congiunge i punti di inserzione delle dita, essa è dritta (fig.38) o leggermente arcuata e aperta verso il lato mediale (verso l'interno, fig. 39).

(fig. 38, 39)

Nella foto 36, con il terzo dito troppo corto che dicevamo, l'arco è più acuto! Dopo aver rivolto l'attenzione alle principali anomalie della forma del piede, naturalmente dovremo interrogarci sulle caratteristiche individuali di quella persona.

Si tratta di un ragazzo in età adolescenziale, che ha una malformazione cardiaca congenita.

Questa è la prima cosa, la più importante, per la comprensione del fatto che il secondo e il terzo dito siano più corti. In questo organismo, per via della malformazione cardiaca congenita,

“l'uomo circolatorio” è molto disturbato.

Cioè nelle dita troppo corte (eccezion fatta per il primo dito), si può vedere che il ritmo della circolazione sanguigna e della respirazione non riescono a inserirsi a sufficienza nel metabolismo. Si ricava la seguente impressione: è come se sotto non ci fosse abbastanza spazio per questo.

L'organismo mediano (quello dell'uomo ritmico) e quello sottostante (il metabolico) hanno tra loro un legame troppo lasso, e questo si rispecchia nella distanza più ampia tra il primo e il secondo dito. La configurazione corporea patologica diviene immagine della disposizione animica di quel giovane. La sua forza di pensiero è indebolita, e riesce ad afferrare la volontà solo con difficoltà e lentamente. Agire a partire da una riflessione chiara per lui diviene strordinariamente difficoltoso. Il pensare è troppo distaccato dal volere, pensare e volere hanno difficoltà a incontrarsi.

Nei pensieri deboli, e anche lasciati a se stessi (solitari) affiora una particolarità che si può vedere relativamente spesso in questi casi: i pensieri mostrano una specie di cocciutaggine, ricordano quasi delle idee ossessive, che in questo giovane si mostrano, per esempio durante i pasti, sotto forma di abitudini rigide. La curvatura forzata delle dita verso il basso è come un'immagine della disposizione animica, che si spinge fino ad una certa testardaggine.

Da un lato un'accurata educazione attraverso la musica, la pittura con tanti colori, un'educazione al linguaggio che sollevi il ritmo respiratorio; e dall'altro lato un esercizio regolare della volontà attraverso appositi lavori manuali e esercizi di euritmia curativa – portano poco alla volta le due parti dell'organismo, che tendono a dividersi l'una dall'altra, di nuovo a collaborare in modo corretto. Può avere successo, se si comincia per tempo con questo trattamento.

5.


Ogni forma, nei piedi, è molto diversa a seconda dell'individuo. Perciò faremo ancora altri esempi, nei quali la relazione tra il secondo dito e l'alluce ha sempre un ruolo importante per la comprensione dell'intero essere umano.

Non vogliamo dare qui un'indicazione generica, bensì ci occupiamo di mettere in relazione delle organizzazioni (corporee) ben definite, e le loro caratteristiche, con ben precise disposizioni alle malattie, mentre contemporaneamente si presentano specifiche proprietà animiche.

I piedi di questo ragazzo di quindici anni (fig. 40 e 41) a un primo sguardo non sembrano avere una brutta forma, eppure, quando si guardano i particolari, essi concordano con quello che si sa di lui.

Il primo dito ha, all'incirca, la lunghezza giusta, ma nella prima falange è cresciuto troppo massiccio e leggermente rivolto verso l'interno. Il piede sinistro lo mostra di più rispetto al destro (45) . Tra le prime falangi del primo e del secondo dito si forma un piccolo spazio vuoto.

Il secondo dito è un po' troppo corto e, in entrambi i piedi, ha la tendenza a rattrappirsi un po' in posizione ricurva. La stessa cosa succede anche alle dita più piccole, soprattutto quelle del sinistro.

Le dita non si susseguono l'una all'altra regolarmente, come farebbero le perle di una collana... ma sul piede sinistro c'è uno spazio tra il terzo e il quarto dito. Sul piede destro addirittura: tra il terzo e il quarto, e ancora fra il quarto e il quinto dito.

Tutte le forme descritte rivelano delle difficoltà che sussistono nella mancanza di un sano “affiatamento” fra la volontà e le forze del pensare e del sentire.

Se si guarda alla forma, qui dovrebbero esserci particolari disturbi. Come nel ragazzo di prima (che aveva la malformazione cardiaca congenita), anche in questo caso si sospetta che ci siano disordini proprio nell'uomo ritmico.

La cosa più evidente è che manca la funzione propria del secondo dito: di indicare la direzione.

Si tratta di un ragazzo che fin dalla prima infanzia ha sofferto di asma.

Il fatto che la sua volontà non venga guidata unitariamente, frammenta l'organismo dal punto di vista della forma.

Anche nell'intelligenza c'è qualcosa di rimasto indietro: un pensare lento e rivolto su se stesso.

Animicamente c'è un certo rattrappimento (46) . Il ragazzo si attacca coi pensieri alle cose terrene, e le rappresentazioni raggiungono un carattere quasi ossessivo. “Mi daranno il cibo giusto?” “Durante il viaggio, finirò per smarrirmi?” Ma simili domande non le esprime subito, come si potrebbe supporre... no, ogni volta sembrano essere il risultato di una riflessione rimuginatoria. Le motivazioni psicologiche dell'asma – ci sono quasi sempre anche queste – in questo ragazzo però hanno una base organica.

I tre membri della sua natura umana non hanno ancora assunto una collaborazione armonica. Il fatto che le cose stiano così lo si vede riflesso nei piedi!

Prendere confidenza con queste forme può aiutare l'educatore a farsi un'immagine di come è disposta la volontà di questo giovane. Naturalmente sarà anche necessario studiare la sua anamnesi patologica. Un tale ragazzo necessita un lavoro educativo molto accurato e preciso per tenere unito l'organismo della volontà che si sta frammentando. Il ragazzo ha bisogno di essere avvolto dall'amore e dalla cura materna, necessita di uno stimolo sensato all'azione; per forza propria, gli risulta quasi impossibile fare qualcosa di ragionevole. Dovrebbe ricevere però anche calore fisico e una nutrizione corretta che vivifichi il metabolismo.

Questi esempi dovrebbero bastare per capire quanto possa essere di aiuto – per insegnante, medico e genitori –, riconoscere, approfondire i segni della fisiognomica dei piedi, che a volte sono così poco appariscenti.

6.


Qui abbiamo un ragazzo di dieci anni (fig. 42 e 43), ha anche lui dei problemi: è introverso e mostra poca affettività per le persone che stanno attorno a lui. Sul piede destro e sul sinistro, ma soprattuto sul destro, è molto evidente quanto sia più lungo il primo dito rispetto agli altri.

Non sono armonicamente in fila l'una dietro l'altra, le dita, ognuna sembra piuttosto esistere per se stessa... Anche questo si nota meglio a destra che a sinistra.

(fig. 40, 41)

Lo spazio vuoto si nota tra tutte le dita! , ed è molto più evidente rispetto al ragazzo asmatico (cfr. 40-41).

Dev'essere considerato come un bambino profondamente disturbato animicamente, che è rimasto molto indietro nel suo sviluppo. Il primo dito, che sopravanza così tanto rispetto alle altre dita, rivela molto chiaramente un egoismo che agisce in lui.

La scarsa forza di pensiero che a malavoglia vorrebbe inserirsi nella sua volontà, è indicata dal secondo dito, corto, e che nella parte sotto (nella prima falange) fa un arco allontananandosi dal primo dito (47) . Si può sospettare che dalle profondità dell'anima sorga facilmente un elemento volitivo indomito, non appena si presenta un'occasione adeguata. È il caso di questo ragazzo, che nella vita quotidiana rimane esteriormente abbastanza trattenuto e si chiude rispetto ai suoi amici. All'improvviso, però, viene preso da una rabbia inspiegabile, spesso solo per futili motivi, e percuote con forza un altro bambino, senza pietà. Questa mancanza di padronanza e il disgregarsi delle forze della volontà ha anche una controimmagine organica. Per esempio fin da quando era piccolo, questo ragazzo ha sofferto di enuresi notturna.

7.


Ora, dopo aver parlato di ragazzi, prendiamo come esempio un giovane uomo, che in realtà non ha mai dato particolari problemi ai suoi educatori, ma che era affetto da tutta una serie di difficoltà fisiche, e animiche, che derivavano piuttosto dalla sfera della volontà e del metabolismo.

(fig. 42, 43)

I piedi rivelano dei fatti molto importanti in lui, ed è ancora più chiaro se si osservano nel loro insieme, destro e sinistro (fig. 44-45). La struttura costruttiva degli arti dà l'impressione di una certa larghezza, soprattutto se si osservano le prime tre dita. Nell'alluce è evidente che è largo e corto, anche se non troppo corto. La forma accenna abbastanza chiaramente al temperamento della persona in questione. Lo si vede dal piede sinistro, che ha molto di collerico. Il che significa che quest'uomo fa fluire con forza il calore del sangue nel metabolismo e negli arti.

Particolare di questi piedi è che, anche qui come nei casi precedenti, ci sono grossi spazi fra le dita, soprattutto fra il primo e il secondo dito. Il secondo dito non è troppo piccolo, è proporzionato rispetto ai suoi due vicini (il primo e il terzo), ma la distanza del secondo dal terzo è maggiore del consueto.

Molto particolare è il mellino, che è fuori posto rispetto alla linea di base delle dita e poi è irrigidito in una posizione crampiforme. Sostanzialmente, qui manca il ...gioco di squadra armonico delle dita! Vanno, per così dire, senza esitazione, in direzioni diverse.

Questo giovane ha nella sua indole la tendenza a defluire (48) in quello che lo circonda.

Questo è provato come vero, molto chiaramente, da alcuni sintomi fisici: per tanti anni ha fatto la pipì a letto, e questo è sempre un'indicazione che un bambino non riesce a signoreggiare sulle sue forze formative (49)

, perché quel che sanamente vuol formarsi da tutto ciò che è acqua non può essere trattenuto. Si nota soprattutto quando un bambino non ha piena consapevolezza, come per esempio quando dorme. Ma addrittura durante la vita di veglia, questo giovane non è in grado di controllare, in sé, “l'uomo liquido”; poiché anche in minime condizioni di agitazione, spesso insignificanti, gli s'imperla di sudore la fronte e in seguito comincia a sudare in tutto il corpo. In questo modo si manifesta il suo “grondare fuori”, se posso usare questa espressione, durante il giorno, quando è sveglio. La sua volontà è come frammentata, ha perso la necessaria unitarietà (50) .

Questo è riflesso dai piedi, che sono in realtà, rispetto alla forte corporeità di quest'uomo, troppo morbidi (51) ; per questo motivo i legamenti e le articolazioni cedono più facilmente. Come conseguenza si formano i piedi piatti, che fanno sembrare il piede ancora meno bello. Qui manca quella forza elevatrice che di solito sottae alla gravità l'essere umano, attraverso la sua personale volontà. In questo caso non viene superato a sufficienza il peso del corpo che preme verso il basso: viene sollevato troppo poco verso l'alto.

Su questo piede sinistro, che stiamo continuando a considerare, può venir letto dell'altro.

Solo quando si conosce l'uomo piuttosto bene, è veramente lecito dare questa interpretazione a una forma; in questo caso però può essere preziosa questa lettura, e potrebbe diventare una guida nell'educazione.

Il giovane ha allora un'altra vistosa particolarità: nei suoi sentimenti è molto trattenuto, in realtà è estremamente teso e nello stesso tempo introverso, cosa che – in relazione al suo lato collerico (ricordiamoci del suo primo dito!) – fa un'impressione comica ai suoi amici. Questo naturalmente peggiora l'insicurezza che si palesa in lui.

Quello che abbiamo qui appena descritto diviene immagine nel quinto dito sinistro, che ha una forma così particolare. ...Avete presente quando uno vuole intensamente ritrarsi in se stesso, per nascondere i sentimenti che gli sorgono? Tradisce ciò in uno specifico gesto – per esempio nel premere l'avambraccio e il gomito verso i fianchi. In modo simile ripete questo gesto il suo “agghiacciato” mellino che, spaventato, preme verso di sé il quarto dito. Questo movimento è divenuto per il dito in questione una condizione permanente.

Nella mano dello stesso uomo (fig. 46) si nota come particolarità che il mignolo risulta troppo corto, le stesse forze realizzano la forma sia del mignolo che del mellino. Questo accenna al fatto che le descritte particolarità dell'elemento di sentimento sono molto profonde in questa persona. Perché spesso, per esempio, particolari proprietà dell'anima possono incidersi con chiarezza solo nella regione del volere, e quasi non toccano altri ambiti. (52)

Però qui è coinvolto il sentimento (53)

stesso.

Se vengono colti i fondamenti e il significato di queste forme fin dall'infanzia, occorrerà educare un tale fanciullo in modo tale da limitare il più possibile il pericolo del defluire (54)

animico, attraverso potenti influssi artistici. Dipingere, attività che stimola un interesse per i colori vivaci, può portare al ragazzo la leggerezza di cui ha bisogno. Più avanti nella vita sarà importante rafforzare la forza del pensare attraverso un corretto insegnamento della geometria, per portare il principio della forma fin nelle membra. L'euritmia può in ogni caso divenire un importante mezzo curativo. Essa libera l'anima inprigionata nel corpo troppo pesante e riesce a sciogliere il rattrappimento della vita dei sentimenti.

8.


Uno spazio continuo (55) fra l'alluce e il secondo dito spesso mostra per un essere umano che l'elemento del volere si ritira dagli altri moti dell'anima. Diciamo questo solo in generale, perché come il singolo uomo vive poi questo aspetto non deve venir letto solo a partire da questa forma. È però possibile osservare con esattezza un bambino, per scoprire il prima possibile verso quale direzione la sua volontà minaccia di snaturarsi.

Per esempio questa bambina di undici anni (fig 47,48 e 49) presenta una relativamente buona forma delle dita, eppure risulta molto chiaramente la separazione del secondo dito dal primo: rimane un taglio profondo. Cosa accadde, un giorno, a questa bambina? La piccolina comiciò a soffrire poco a poco di spasmi muscolari al volto, e più tardi anche alle mani e alle spalle, faceva sempre più movimenti involontari col proprio corpo, come nel cosiddetto ballo di san Vito (la corea). Questi durarono per diversi anni, nonostante un'accurato trattamento.

(fig. 47, 48)

Delle cause esteriori di una malattia del genere non ci occupiamo più ampiamente in questo contesto (56) (nota) , ma solo di un fatto: nella bambina si presenta una predisposizione che fa sì che la coscienza (che dovrebbe guidarla) lasci dominare, in modo incontrollato, la volontà. Alla fine tutti i tipi di spasmi sono espressione del volere, ai quali manca l'influsso pensante e disciplinante dei nervi. (57)

(fig. 49)

Questa è la cosa più importante, quanto alla fisiognomica di questi piedi: il deviare della volontà si mostra in queste strane fessure fra le dita.

9.


(fig. 50)

Per equilibrare le cose, parliamo ora anche di un ragazzo molto dotato (fig.50 e 51), che possiede

una volontà particolarmente portata a coscienza, e che ha imparato facilmente a padroneggiare gli strumenti musicali che suona. Entro di lui vive una volontà indirizzata unitariamente e che non si lascia distogliere. È chiaramente presente in lui, malgrado la giovane età, la capacità di raccogliersi interiormente. Alcune difficoltà possiamo però presagirle già oggi.

Il suo talento artistico musicale potrebbe soffrire del fatto che il suo pensiero non è abbastanza forte e penetrante. Questo si può ipotizzare per via della lunghezza del secondo dito, che è un po' più corto di quanto sarebbe auspicabile. Ma le ultime tre dita, che sono in bell'ordine, armonicamente una accanto all'altra, particolarmente nel piede destro, danno una bella immagine della ben formata profondità d'animo del bambino.

In seguito a ciò, dobbiamo dire ancora qualcosa circa la forma del terzo, quarto e quinto dito. Sulla mano – in cui troviamo che l'uomo ritmico condiziona ogni principio – il sentire è al primo posto, e per questo motivo le tre dita esterne hanno un ruolo significativo. (Ulteriori dettagli sono espressi nella “Fisiognomica delle mani”).

Come abbiamo spesso ripetuto, nei piedi è diverso, in essi si fa vedere soprattutto la conformazione della volontà, e possiamo sempre solo tentare di vedere e di scoprire come il pensare e il sentire si infilano nella regione inferiore, trovando espressione nella forma delle dita.

Le tre ultime dita del piede – in quanto immagine della sensitività complessiva dell'essere umano – sono da considerarsi tutte insieme! Se manca l'unitarietà tra esse, come spesso troviamo particolarmente nel mellino, allora questa malformazione indica un disturbo nell'intera vita di sentimento dell'uomo. Vedete, queste tre dita devono agire insieme in tutti i movimenti. Fanno parte, perlopiù, dell'esterno del piede e perciò sono nella zona che sopporta il carico maggiore. Il movimento che ad ogni passo dovrebbe essere compiuto, non lo compie ogni dito, a suo modo, da solo: tutt'e tre le dita lavorano, nello stesso momento, come fissate l'una all'altra. La fine articolazione che caratterizza le dita delle mani qui allora manca. Se vien considerato ciò è comprensibile il perché queste tre dita, anche nell'osservazione fisiognomica, non siano sempre da descriversi singolarmente.

Se però le cose stanno come nell'uomo di mezza età delle figure 52, 53 e 54, allora è presente qualcosa di particolare. L'alluce e il secondo dito sono sviluppati piuttosto bene, la loro dimensione è, per così dire, “corretta”, e senza alterazioni vistose. Le cose stanno diversamente nel terzo dito di entrambi i piedi. A sinistra la falange terminale s'incurva rigidamente verso il basso (58)

e l'articolazione falangina-falangetta si stringe verso il secondo dito; a destra c'è una posizione simile. Perciò il quarto dito, che non è piegato verso il basso, sovrasta il suo vicino posto più all'interno (cioè il terzo dito). Da entrambi i lati le dita più piccole (4° e 5° dito) ripetono il rattrappimento verso il basso, descritto nel terzo dito.

(fig. 52)

(fig. 53, 54)

I piedi mostrano questo significato: che è sì presente un buon assetto del volere, e la ragione può inserirvisi. ...Il pericolo sta però nel modo in cui il sentire si relaziona con il volere, il sentimento (Gemüt) non ha una buona base organica, perchè il ritmo della circolazione è molto saltellante (59)

e irregolare. L'uomo si esaurisce facilmente in agitazioni del tutto superflue, addirittura se incontra qualcuno quando non se l'aspetta. Un episodio di questo genere può arrivare a procurargli una notte insonne, con un gran batticuore e stati d'ansia.

Un ragazzo leggermente ritardato (60)

merita anch'egli qualche parola: le difficoltà sono evidenti in tutta la sua biografia. Tutto il suo essere si potrebbe già spiegare soltanto in base alle circostanze esterne che gli sono accadute, però, attraverso la fisiognomica, si rivela che in realtà gli ostacoli provengono dalla sua interiorità e non dal suo ambiente, che ha solo portato in evidenza i lati peggiori. Si può affermare a buon diritto che tutte le caratteristiche che in lui erano disposte patologicamente, fin dalla nascita, con l'educazione non solo non sono migliorate, bensì peggiorate.

Suo padre aveva abbandonato la madre dopo pochi anni di matrimonio, ebbe poi un patrigno molto buono, ma il ragazzo a casa non si comportava bene e andava male a scuola. Fu mandato in un istituto per bambini ritardati che aveva appena dieci anni. Tra le sue specifiche sofferenze fisiche faceva parte una forte enuresi, per la quale non si poteva trovare alcun rimedio. A questo si aggiunse una tendenza irresistibile a mangiarsi le unghie.

Nel primo volume della fisiognomica abbiamo spiegato più estesamente come entrambi questi aspetti – enuresi e onicofagia – abbiamo una radice comune e che per questo motivo non di rado si presentano contemporaneamente. L'enuresi, come abbiamo già detto (61)

, è segno di una inconsapevole debolezza di volontà. Si potrebbe persino spesso parlare di una forma di paralisi, fondata su basi organiche, delle forze del volere. La vescica durante il sonno perde la capacità di mantenere il suo contenuto mediante una adeguata tensione muscolare, e allora, appena contiene un po' di liquidi, li lascia andare. (62)

Nello stesso tempo in un bambino così vive perlopiù una repulsa contro tutto ciò che nel corpo edifica forme solide; a questo è correlata la pulsione a mangiarsi le unghie con i denti.

(fig. 55, 56)

Il ragazzo in questione ha anche altri sintomi che segnalano una volontà debole: quando vede qualcosa che gli piace, non può resistere all'impulso di impossessarsene, ha dei chiari tratti di cleptomania. Perché questo possa intendersi come un segno della debolezza del volere si spiega da un lato per il fatto che, in se stesso, non è abbastanza forte da resistere a una tentazione e, dall'altro lato, la debolezza si scopre evidentemente se ricordiamo quel che dice Rudolf Steiner delle pulsioni alla cleptomania. Egli spiega così questa patologia, dal punto di vista della pedagogia curativa (63)

. Il cleptomane nel suo agire – cioè nel campo dell'uomo volitivo – fa scivolare dentro senza esitazione ciò che si mostra naturalmente nella vita di rappresentazione e di pensiero: nella rappresentazione e nel pensare tutto può essere afferrato liberamente e senza ostacolo. L'uomo sano deve essere capace di fare una chiara separazione fra ciò che porta vivamente in sé come immagine o come pensiero, e ciò che invece gli è permesso di fare. Invece, l'uomo che ha una volontà debole lascia entrare nell'organismo del volere queste forze superiori della rappresentazione e del pensiero senza una consapevole capacità di distinguerle. E questo lo spinge ad impossessarsi di ciò che vede e che è a portata di mano. (64)

È testimone di una debolezza di carattere anche il fatto che questo ragazzo ambisca a stare, possibilmente, sempre al centro della scena. Naturalmente, considerando le scarse sue doti, questo non gli riesce facilmente, e così si lascia tentare dal dire bugie a tutto spiano (per attirare l'attenzione).

Consideriamo i piedi di questo ragazzo (fig. 55) e vediamo, come aspetto notevolissimo, lo spazio straordinariamente profondo che c'è tra l'alluce e il secondo dito. Più nel piede destro che nel sinistro. In sé l'alluce sembra piuttosto corto e tozzo, nella sua forma. Questo è un'espressione delle disposizioni volitive rimaste indietro, nello stesso momento il secondo dito non supera l'alluce come ci sarebbe da aspettarsi in piedi sani, bensì finisce all'incirca alla metà dell'unghia dell'alluce (fig.56-7).

In questo si possono riconoscere le deboli forze di intelligenza, che sono quindi limitate nell'intervenire sull'uomo inferiore. Prende importanza soprattutto quel che sembra ...un raccogliere impulsivo immagini ottenute dal mondo esterno (65)

. Solo più tardi tutto ciò viene, lentamente, acquisito dal pensare. Azioni non pensate, come si mostrano nella cleptomania, ne sono il risultato.

I profondi deficit di una collaborazione armonica tra pensare e sentire, con il volere, diviene chiaramente visibile in questo profondo spazio che separa le altre dita dall'alluce. Nelle restanti dita esterne non si coglie niente di particolarmente patologico, se non la già menzionata piccolezza. Le tre esterne si mettono una accanto all'altra in modo grazioso... In questo si svela qualcosa dei lati piuttosto positivi di questo carattere difficile, indica una proprietà ben definita dell'animo. Quando per esempio qualcuno è stato amorevolmente comprensivo verso di lui, allora questo lo muove fin nel profondo dell'anima. Dopo la morte del suo patrigno, che l'ha scosso molto, ha dichiarato che non sarebbe mai più stato felice. Il suo sentire ha un tratto fortemente melanconico. La predisposizione ad accogliere bontà e amore porta anche con sé che, eventualmente, si esprima a partire da lui qualcosa di molto amabile. Purtroppo però le pulsioni erompono troppo facilmente nella vita di sentimento.

Per questo motivo mostriamo anche le sue mani, (fig.58-9) In queste unghie si mostra chiaramente come da gran tempo vengano mangiate! Le dita stesse, nell'insieme, assomigliano un po' troppo ai piedi. Quanto al temperamento del ragazzo, nelle mani si nota di più il tratto flemmatico, che si svela nella morbidezza e nelle forme “non finite”.

Colpisce la piccolezza del pollice, che ha l'attaccatura troppo in basso: in questo si può vedere una conferma della debolezza della volontà. Occorre portare attenzione anche ai mignoli che sono entrambi troppo corti. Anch'essi tradiscono con quanta facilità le pulsioni si spingano nella regione del sentire. Questo è più evidente nella parte destra, dove il mignolo è anche curvato verso l'interno.

È particolare anche che l'anulare destro (fig.59) sembri un po' più piccolo del secondo dito.

Altrettanto si mostra nella mano sinistra. Relativamente alla fisiognomica delle mani, il secondo dito è di solito più corto del quarto. In base all'esperienza, un ribaltamento in rapporto alla dimensione del secondo e quarto dito della mano denota un disturbo circolatorio. Questo è assolutamente vero nel caso di questo ragazzo. Dopo un prolungato affaticamento fisico, ha delle accelerazioni del polso (120-130 battiti al minuto) che spesso perdurano per settimane. Solo quando si è reinstaurato il ritmo corretto subentra una gran pace.

Concludiamo la trattazione su questo giovane, considerando brevemente anche il suo volto. (66)

Anch'esso mostra i problemi di cui abbiamo già parlato. Dai piedi possiamo riconoscere come il sentire e il pensare si immettano, dall'alto verso il basso, nell'elemento del volere. Nelle mani si manifesta l'immagine dell'uomo di sentimento e le forme delle mani lasciano intendere come gli elementi di pensiero dall'alto, ed elementi di volere dal basso comunichino con il sentimento (Gemüet).

Però nel volto – nel quale è così chiara la triarticolazione dell'anima – nella fronte e negli occhi si esprime soprattutto l'uomo dei nervi e dei sensi, che governa la testa in modo preponderante.

Sebbene la forza del pensare, del rappresentare e dei sensi, stia in primo piano, possiamo osservare come dal basso si inscriva nel viso quello che riesce ad arrivare all'uomo del capo, quanto a sentimento e volontà. (fig. 60) La fronte relativamente bassa del ragazzo è poco strutturata e, se misurata da tempia a tempia, risulta stretta. Essa ci rivela la limitatezza della sua intelligenza. Lo sguardo è un po' strabico, e parla di insincerità, ...si potrebbe quasi dire: della disposizione organica alla menzogna. Il naso corto, che nella parte terminale diventa un po' grosso accenna a un sentire che è fin troppo vicino alle pulsioni. La zona della bocca, delle labbra e del mento mostra in modo più evidente i problemi che si originano da una volontà non sviluppata. Le forze formatrici del capo non sono abbastanza vigorose da domare gli impulsi che si sollevano dall'uomo inferiore. Questo si vede dalle labbra carnose e dalla bocca quasi sempre semiaperta.

Con ciò si disegna nella parte bassa del volto ciò che è messo in luce nella forma dei piedi: il semiparalizzarsi – dovuto al ricambio – dell'uomo volitivo.

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Un fenomeno raro può vedersi sul piede destro di questo giovane uomo (fig.61). Al momento del suo ricovero aveva quattordici anni.

(fig. 61)

Questo piede sta all'estremo opposto, dal punto di vista della forma, rispetto a quello del giovane di cui abbiamo appena trattato (fig.55-6) In quello ci aveva colpito l'ampio spazio fra l'alluce e il secondo dito, immagine, dicevamo, di una separazione particolarmente notevole delle tre funzioni dell'anima (pensare, sentire e volere) e del corpo (sistema nervoso, ritmico e metabolico). Mancava la corretta collaborazione del volere con l'elemento pensante e senziente.

Al contrario di questo, sta il piede del quattordicenne (fig.61) Qui c'è una quasi completa aderenza cutanea tra primo e secondo dito, le ossa che costituisco le falangi sono correttamente formate, come confermano le radiografie. L'alluce in sé – che possiamo prendere come una manifestazione della volontà dell'uomo – è ben formato (e lo vede meglio nella figura 62). La condizione molto inusuale consiste nel fatto che l'alluce ha legato strettamente a sé il secondo dito con l'aiuto della pelle.

(fig. 62)

In questo secondo dito si rispecchia ciò che accade nel sistema nervoso e nel pensare dell'uomo. Il melluce, è all'incirca come l'indice della mano, che senza dubbio si può considerare il dito dell'intelligenza. Il melluce qui risulta un po' troppo corto. Dopo quanto detto prima, possiamo concludere che un ragazzo con un piede così avrà difficoltà a padroneggiare i propri pensieri. Quando si manifesta un moto nel suo volere, esso tenterà di travolgere tutto. A questo si aggiunge la particolarità che il mellino tende a rimanere un po' indietro (67)

e s'incurva. Questo è da intendersi come segno di un carattere fortemente istintuale. Sul piede sinistro (fig.63) questo si nota ancora di più.

(fig. 63)

Visto il caso interessante, illustriamo anche le mani, sinistra e destra, di questo ragazzo (fig. 64 e 65).

(fig. 64, 65)

Le mani sono formate in modo ancora troppo infantile e morbido per appartenere ad un quattordicenne, corrispondono circa a quelle che avrebbe un bimbo di sei anni. Il mignolo qui è troppo corto, e un po' incurvato come il mellino. Un mignolo siffatto perlopiù indica che tutto ciò che è legato al sentimento rischia facilmente di inabissarsi in un elemento impulsivo e istintivo.

(fig. 66)

Per completare il quadro osserviamo anche la testa (Fig.66) Colpisce il cranio piuttosto grande e massiccio. La fronte è bassa, sembra molto terrestrizzata e pesante. Ma questo non è necessariamente un'indicazione di un pensare debole, piuttosto come un pensare indurito e reso più terrestre. In una tale forma, le grandi idee celesti hanno molta difficoltà a trovare un contenitore adatto (ad esse, è più adatta una fronte alta e un po' arrotondata). (68) (img)

Al contrario il ragazzo ha la parte posteriore della testa (parietale e occipitale) molto accentuata, segno di una volontà ardente che sale troppo facilmente alla testa. (69)

(fig. 67)

La parte centrale del volto è poco formata. Il naso è un po' piatto, il che spesso diviene testimonianza di un'ottusa e ...“analfabeta” vita di sentimento. Questo, con gli anni a venire, potrebbe mutarsi.

Il terzo inferiore del viso è formato più potentemente, come in particolare si vede dall'immagine del profilo (fig.66). Qui si riconosce bene la lunghezza della mandibola. La bocca ha labbra tumide, e il labbro superiore, pieno e sporgente (fig.67) rivela la veemenza dei moti pulsionali. Lo sguardo dei suoi occhi scuri sembra molto spesso senza luce e cupo, lontano da qualsiasi gioia. Appena però scorge qualcosa che per lui è significativa, gli brillano gli occhi.

Il ragazzo ha un destino pesante alle spalle, negli ultimi anni non ha vissuto con la mamma e il papà, ma ospitato da altri genitori. Nelle scuole, che ha spesso cambiato, ci sono sempre stati grandi problemi. Anche gli insegnanti che ha adesso fanno strane esperienze con lui... Per esempio si alza nel bel mezzo della lezione e, mentre gli altri ascoltano attenti, si mette a camminare nell'aula. È capace di portare disordine ovunque, e rovina qualsiasi buonumore. Appena gli sembra di non capire qualcosa, questo lo porta ai disturbi descritti, e nessuna minaccia è in grado di trattenerlo da quelle pazzie. Egli incurva le spalle, piega la testa in avanti e ricorda un caprone che s'imbizzarrisce, che vuole aggredire il suo nemico incornandolo. Riesce a farlo tornare alla ragione solo l'insegnante che non ha paura di questi accessi, non urla con lui e non cerca di punirlo. Un tale pedagogo, che ha molta comprensione per lui, un giorno che aveva di nuovo preso a correre da un angolo della stanza all'altro, gli disse: sei molto abile!, ...ma come fai ad essere un secondo qui, e un altro al lato opposto? Questo richiamo così calmo lasciò di stucco il nostro ragazzo, un leggero sorriso si formò sulle sue labbra e tornò pacificamente al suo posto.

Nell'insieme delle nostre considerazioni è estremamente significativo il fatto che in questo ragazzo un tratto caratteristico salti fuori sempre di nuovo: non appena arriva un qualche stimolo nel suo volere impulsivo, tutti i pensieri che potrebbe sviluppare vengono come incatenati dalla volontà, e perdono ogni potere. Questa disposizione particolare ha trovato piena espressione nella formazione del suo piede destro (fig. 61-2): il saldarsi del secondo dito al primo attraverso un robusto ponte di pelle!

LE STOLTEZZE DELLA MODA E LE LORO CONSEGUENZE

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Solo dopo che è stata raggiunta una piena comprensione per la postura che i piedi assumono nel camminare è possibile cominciare a trattare dei danni causati da certe calzature che vengono attualmente indossate da donne e ragazze molto giovani.

Stiamo parlando delle scarpe col tacco alto, e dei cosiddetti tacchi a spillo. (70)

I piedi che vengono costretti da questi tipi di scarpe sono obbligati a modificare completamente l'andatura. Viene totalmente spenta l'attività naturale del tallone, quella che ha mentre si cammina. È proprio nel tallone che, camminando, si percepisce la volontà – fortemente, ad ogni sollevarsi ed abbassarsi del piede.

L'umanità, attraverso questa moda, viene costretta perpetuamente a camminare solo sulle dita dei piedi e sulle teste dei metatarsi. È precluso l'armonico rullare della pianta del piede. Il piede deve con ciò accontentarsi di compiere un movimento che, ad ogni passo, si esaurisce nell'appoggiarsi della punta delle dita sui metatarsi. In queste posizioni – in base a quanto già detto circa il passo tripartito – trova solo espressione l'immergersi del sentire nel volere. Viene impedito che, nel proprio volere, una persona possa viversi armonicamente con tutto il proprio essere animico.

L'osservazione dell'andatura delle donne che camminano coi tacchi a spillo mostra molto chiaramente come manchi, a quell'andatura, quel bell'equilibrio che l'essere umano dovrebbe mostrare attraverso il suo tenere il busto eretto. (71) (nota)

Invece nelle scarpe alte, la gamba e il piede vacillano quasi sempre verso l'esterno e verso l'interno. Spesso questo moto oscillante dipende dal peso della persona, tanto più è pesante, più il passo diviene incerto. Anche questo è particolarmente significativo, perché l'andatura sana dovrebbe essere rivolta verso l'avanti. In questo c'è un quadro della pura e semplice decisione della volontà che l'uomo segue. In tale situazione l'andatura sana viene di continuo intralciata dal movimento vacillante che ora devia a destra e ora a sinistra.

Se per tanto tempo si cerca di adeguare la propria andatura ai tacchi a spillo, questo – senza che oggi lo si sospetti minimamente – avrà una ripercussione sulla forza di prendere decisioni di quella persona. Questo ha un rispecchiamento fin nell'intimo della realtà dell'anima, se il passo viene artificialmente modificato, come è dato dalla natura ad alcuni animali.

Alla fig 23 avevamo mostrato, per esempio, in cani, pecore ed altri animali, come il tallone salga sempre più in alto. L'imitazione dell'elemento animale (72) , nell'andatura, ha senza dubbio conseguenze sulla vita dell'anima, particolarmente nelle giovinette: ciò che altrimenti dovrebbe essere fatto consapevolmente, a partire dalla volontà umana, accade piuttosto (come nell'animale) solo istintivamente. I ...sotterranei dell'anima si aprono e lasciano uscire, senza controllo, gli istinti. A questo aiuta la moda dei tacchi a spillo.

Il fatto s'inquadra tra gli accessi quasi inquietanti che le ragazzine portano incontro ai loro idoli, adorati, del cinema o della tivù.

Però anche la gioventù maschile si è decisa a ostentare una certo tipo di volontà. Il nuovo “ideale” di forma dei piedi, questi giovani uomini non lo vedrebbero più nella bella e uniforme rotondità anteriore del piede, ma piuttosto nell'appuntimento centrale (73) . E questo in corrispondenza con le scarpe moderne, che ora vengono portate così volentieri! La maggior parte del peso viene diretto verso la parte centrale della scarpa. Il peso che normalmente insiste sul laterale esterno del piede non esiste più e nemmeno l'effetto di leggerezza del laterale interno. La punta in avanti conserva inoltre un aspetto ...da spavaldo, come si vede nelle calzature delle armature medievali.

Mentre allora la moda delle scarpe femminili porta a una insicurezza dei liberi movimenti dell'essere umano, quella maschile porta i giovani che la indossano a legarsi ancora più saldamente con le forze terrene: per loro diviene preponderante il passo strascicato, che però si spinge brutalmente in avanti, di cui è degno strumento la scarpa a punta.

Per concludere, si deve accennare a come viene indossata una scarpa apposita (74) (img) , nella spesso citata euritmia, molto morbida e che si adatta perfettamente ai piedi, così che, durante gli esercizi, abbiano davvero la massima mobilità nell'eseguire il passo tripartito. Questa calzatura non ha tacco e non costringe il piede in nessun modo.

MALFORMAZIONI PARTICOLARI

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Un'alterazione significativa che è degna di essere considerata nel nostro discorso è il cosiddetto piede equino (75) . È il contrario del già menzionato piede varo. La gamba è quasi sempre accorciata, il tallone rimane in ogni caso sollevato e non riesce a poggiare a terra. L'uomo che ne è affetto deve sempre camminare sulle dita. Ce ne sono due forme diverse, in una le dita sono flesse verso il basso

(fig. 70)

e nell'altro sono iperestese verso l'alto.

(fig.71)

Questo piede è quindi costretto a camminare sempre sulla punta. Qui vedete – come condizione patologica duratura, ed esagerata al massimo – come attraverso il tacco alto venga formato artificialmente un piede equino. (76)

Il nome di “pes equinus” allude al fatto che la malformazione è in relazione con qualcosa di maligno, perché si identifica il diavolo grazie al segno particolare del piede, di cavallo (o di capro).

Una formazione di questo tipo è spesso collegata a una vita precedente, come abbiamo mostrato nel caso di Byron. La saggezza popolare aveva ancora un sentore delle relazioni spirituali e attribuiva alle persone nate con questa malformazione qualcosa di maligno. In realtà, spesso si tratta di un debito karmico di un remoto passato.

Diciamo questo con la massima cautela, però non vogliamo neanche tacerlo: perchè le persone possano imparare, da ciò, a capire meglio se stesse: certi ostacoli coi quali nasciamo servono solo a superare cose alle quali siamo strettamente legati attraverso il karma.

L'aspetto penoso che un uomo con l'equinismo sente, sempre di nuovo, consiste nell'impossibilità di toccare il suolo col tallone. Gli è negato di raggiungere la terra, come sarebbe giusto per lui, come essere umano a pieno titolo; è in grado di spingere il suo volere solo fino alle dita. E questo animicamente porta al fatto che la terra viene raggiunta solo con il pensare e, in parte, anche col sentire, ma quasi niente col volere. Questo però dà alle espressioni del pensare e anche del sentire una caratteristica esangue, devitalizzata. Entrambi i moti dell'anima scendono nel terrestre e materiale senza essere vivificati dal volere, sembrano troppo pesanti: per questo tenderanno a volgersi verso la malignità, la criticità e la satira. Tutte caratteristiche che ben si attagliano a un'entità diabolica. (77)

Esse sono rese maggiormente visibili in esseri come Mefistofele, per esempio, che infatti ha il piede equino. Esso è anche bramoso di sangue umano, nel quale opera il volere, perché il demonio è freddo ed esangue. Perciò chiede a Faust di firmare col sangue il suo patto.

Una malformazione di questo tipo significa allora, letteralmente, un fardello molto pesante da portare, perché il piede che deve essere trascinato diviene un peso.

In alcuni movimenti della danza, soprattutto nelle scuole più antiche, viene tentato con la massima forza di volontà, fin dalla più tenera età, di costringere tirannicamente sulle punte dei piedi i ballerini o le ballerine.

(fig.72)

Lo spettatore deve vivere, attraverso ciò, una specie di condizione di leggerezza fluttuante... Ma dal punto di vista educativo occorrerebbe mettere ben in guardia dal preparare dei bambini, con lunghi esercizi, per queste danze sulle punte. Viene ostacolato il naturale fluire del volere attraverso il tallone, la pianta e i cuscinetti sotto l'articolazione metatarso falangea. Esso viene spinto in avanti nella punta delle dita, esattamente come nel piede equino. Animicamente però, nel bambino che intraprenda questo tipo di danza, potrebbe crearsi una tendenza verso dei disturbi dell'anima – per via della direzione della volontà dislocata. Certamente questo può essere superato da un adulto che si sia potenziato interiormente, ma nel bambino diviene un pericolo.

POSTURE ESPRESSIVE DI GAMBA E PIEDE

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Dopo la descrizione, e il tentativo di analizzare particolari forme del piede e dello loro parti, dobbiamo anche passare a caratterizzare certe posizioni che le uomini assumono consapevolmente oppure inconsapevolmente.

In relazione al nostro lavoro occorre proprio menzionare il cosiddetto “Loto”, che viene scelto così spesso dai saggi orientali e che si trova in tante immagini del Buddha. Così stanno seduti gli Yogi durante la meditazione. L'uomo vuole il più possibile svincolarsi dagli influssi della Terra, seduti a terra, i piedi vanno incrociati davanti, la cosa più importante sembra essere il modo in cui si tengono le piante che sono rivolte verso l'altro e quindi in direzione del cielo. Esse vengono sottratte proprio a quelle forze per cui sono stati create, nella vita terrena: collegarsi in basso con la Terra. Al contrario esse hanno il compito di relazionarsi con il peso, con la gravità.

Durante la pratica meditativa l'uomo orientale è tutto dedito alle potenze celesti. Spegne il più possibile tutto quello che deriva del mondo terreno, e che potrebbe impedire la sua devozione.

Il suo anelito è di spegnere la propria personalità. Questo intendimento viene aiutato da una postura nella quale le piante dei piedi vengono completamente sottratte all'influsso della volontà. Proprio attraverso le piante dei piedi, però, mentre si cammina, si attiva l'individualità.

Come vediamo nella fig. 73, nel Loto le piante dei piedi sono rivolte verso il cielo.

2.


Per l'uomo dell'Occidente, che ha proprio il compito di sviluppare fortemente la personalità, è stato introdotto un altro modo di sedersi. Non solo è importante che le piante e i piedi poggino al suolo, ma che anche le gambe, dalle ginocchia in giù, siano quasi sempre dirette verso il centro della Terra. In questo modo originario di sedersi, non solo i polpacci sono rivolti verso il basso nella direzione che hanno normalmente, ma anche le braccia vengono perlopiù tenute come nella postura che loro compete, e cioè in orizzontale. Per rendere possibile ciò, alle sedie si sono aggiunti i braccioli.

Anche quando stanno seduti, gli uomini mostrano diverse posture possibili. Come prima cosa ricordiamo l'usuale incrociare le gambe – la sinistra, mettiamo, riposa ben salda al suolo. La destra s'incrocia sulla sinistra, e l'incavo del ginocchio s'appoggia saldamente sul ginocchio sinistro. Il polpaccio destro, col piede ondeggia liberamente in aria, senza cambiare tanto la direzione generale, che è verso il basso. Un piede – in questo caso il sinistro – viene spinto in basso dal peso dall'altra gamba e sente anche la pesantezza di essa. L'altro piede invece è completamente senza peso.

Essendo ben centrata, questa postura porta a una buona armonia fra pesantezza e leggerezza.

Se si ascolta quello che un altro sta dicendo, stare a gambe accavallate può essere di aiuto: mediante la pressione che grava si diviene consapevoli di sé e attraverso la gamba che rimane sollevata si viene di nuovo liberati da se stessi, per aprirsi all'altro.

A lungo andare ci si stanca, e allora è il momento di cambiare l'incrocio: la sinistra va sulla destra. Se l'ascoltatore lo fa per tempo, riesce ad avere una specie di attimo di respiro per la sua tensione interiore (ndt: di ascoltare).

3.


Un variazione sul tema della postura precedente possiamo vederla nel ragazzo che scrive, che siede a fianco a Dante nell'affresco di Raffaello (78) (img) . Ascolta, tutto dedito, la figura che parla. (fig.74)La parte centrale del polpaccio della gamba destra, incrociata, si appoggia sul ginocchio sinistro. Perciò la pianta del piede sinistro non guarda verso il basso, ma è rivolta di lato, un po' inclinata. La pressione della gamba superiore verso il basso è molto inferiore rispetto alla posizione di prima.

Nel quadro vediamo come il peso della gamba destra sia quasi annullato, questo avviene da una parte attraverso la deviazione della pianta rispetto al suolo, e dall'altra parte attraverso l'altezza significativa raggiunta dal piede sinistro, sollevato rispetto al suo supporto.

4.


Una terza posizione che vogliamo descrivere sarebbe quella in cui alcuni uomini – le donne ovviamente ne sono escluse – appoggiano il piede sul ginocchio di una gamba, quella che serve come appoggio. La pianta è rivolta lateralmente, e il mallolo mediale è verso l'alto. Attraverso il piede, che sta molto in alto, viene data l'impressione di una dimensione eccessiva di leggerezza; questa postura testimonia una certa disinvoltura, che quasi sempre ha un effetto scostante sull'altro. Ovviamente alla base c'è il tentativo di liberarsi del peso che agisce nel piede, nel modo più comodo possibile. Per raggiungere questo obiettivo ancora più agevolmente, non di rado si afferra la gamba, sopra la caviglia, con entrambe le mani. Con questo movimento si chiamano in aiuto le mani per la “liberazione dal peso”.

5.


Rispetto all'ultima postura, troviamo qui il suo quasi esatto contrario: non solo una gamba viene avvolta strettamente, incrociata sull'altra, ma il piede che rimarrebbe libero in aria, gira posteriormente attorno al polpaccio dell'altro, che è poggiato a terra. Questo avampiede, che avvolge, si stringe saldamente all'interno della caviglia della gamba appoggiata. In questo modo si rivela spesso l'atteggiamento dell'anima di una persona che, fondamentalmente, è molto immersa nella pesantezza terrestre, ma non vuole in nessun modo lasciarlo trapelare. In questo doppio avvilupparsi si rivela una timidezza contratta.

Se ci limitiamo solo all'ultima parte del movimento descritto, allora, le ginocchia non si incrociano. Per esempio uno, da seduto, posa saldamente la pianta del piede sinistro a terra e preme il destro altrettanto saldamente, da dietro in avanti, all'altezza della caviglia dell'altro. Con ciò il lato esterno del piede destro tocca, un po' obliquamente, il lato esterno del sinistro (la cui pianta è poggiata al suolo). La persona, con questo gesto, cerca di sentire se stesso fortemente nella volontà. Questo di solito avviene quando entrambi i piedi sono chiusi e potrebbe anche essere solo un segno di un aggrapparsi con forza a se stessi – d'altronde questo si realizza in una forma non così contratta come quella di prima (all'inizio di questo paragrafo) nella quale una gamba avvolgeva l'altra fino ad avvitarvisi attorno.

6.


Quanto detto finora, riguardo alle diverse posture di gambe e piedi, occorre considerarlo in modo diverso rispetto a forme già ben strutturate, per esempio del calcagno o delle dita dei piedi. Perché in questo caso abbiamo a che fare con gesti che non sono stabili (abitudinari, fissati) in una data pesona: di solito variano, a seconda di come uno si sente, dell'atmosfera animica del momento.

Alcuni di questi movimenti posson diventare un'abitudine, e spesso distintiva del carattere della persona. Perchè il modo in cui uno sta seduto rivela all'osservatore come ...se la cava la volontà, all'interno della corporeità di quella persona: se fa effettivamente uno sforzo interiore, oppure se se ne sta solo attenta a metà, o se si lascia andare, abbandonandosi con una certa soddisfazione.

Questi momenti sono transitori, possono cambiare, e però è prezioso vedere e prendere in esame queste fluttuazioni della vita dell'anima. È importante per l'insegnante, per riconoscere ciò che si svolge, durante la lezione, nella parte volitiva dell'anima dei suoi allievi.

7.


Prima parlavamo della posizione orientale del Loto, e ora dobbiamo parlare anche di quella che in Occidente viene assunta dagli uomini in certe attività religiose.

Per esempio qualcuno si inginocchia pregando, e per questo ci sono due possibilità:

A. (Fig. 75 solo la gamba destra è inginocchiata) il piede sinistro è poggiato saldamente a terra, il ginocchio viene piegato in modo che la gamba sottostante rimanga rivolta verso il basso come quando si sta in piedi. La coscia forma quasi un angolo retto rispetto alla gamba. Il dorso del piede destro aderisce a terra e quindi la pianta è rivolta verso l'alto. La pianta del piede non è rivolta verso il basso, né viene usata come sostegno, solo l'alluce è appoggiato (ndt: per via della scarpa rigida).

L'alluce è spesso piegato verso l'alto come nella fig.75, oppure piegato verso il basso come nella 76.

La gamba è stesa orizzontalmente e il ginocchio deve portare quel peso che di solito grava sul tallone. Con questo gesto l'uomo ha sottratto una parte del suo volere alla pesantezza terrena, uno dei due piedi viene alleggerito dalla pressione della gravità. Non c'è in alcun modo, come si potrebbe di primo acchito pensare, un completo spegnimento della propria volontà, a favore di quella celeste, come accade davvero nella postura del loto attraverso il rovesciarsi verso l'alto delle piante. Nella posizione in ginocchio, quando solo una gamba si flette, in modo che il tallone e la pianta del piede rimangano rivolte solo all'indietro, formando una linea obliqua (vedi fig. 75), la persona unana si spegne molto meno rispetto a quel che accade nella posizione del Buddha.

L'uomo occidentale si pone di fronte al suo Dio – o anche solo al suo signore terreno – sempre come individualità, se assume la postura in questione con la colonna eretta e poggiando su un solo ginocchio. Si ha questa impressione, molto chiara, nel quadro di Raffaello intitolato: Lo svizzero (fig.75) (79) (nota)

(fig. 76)

(fig. 77)

B. Con le due ginocchia a terra. Una condizione completamente diversa si mostra quando la persona devota scende con entrambe le ginocchia, e lascia solo ad esse tutto il peso del suo corpo. I talloni sono rivolti verso il retro e liberi da qualsiasi peso. L'uomo deve essere divenuto, in qualche modo, più leggero quando i suoi piedi non devono più reggere niente. L'io si può ritrarre meglio, e la dedizione diviene più completa, come è ben visibile nel quadro del figliol prodigo di Rembrandt (fig.77). (80) (img)

In questa postura è coerente che le dita rimangano più flesse (81) : c'è una specie di continuazione del movimento già presente nell'articolazione del ginocchio. Alla flessione corrisponde anche la testa rivolta verso il basso, che si appoggia al petto che padre, mentre gli sta dando l'abbraccio del perdono.

Anche San Girolamo, dipinto da Sano di Pietro, è tutto devozione (fig.76) (82) (img) , ma il Santo guarda in alto, verso la croce, e prega in venerazione raccolta davanti all'ara. Il suo capo è rivolto verso l'alto, non è flesso come nel quadro di Rembrandt, anzi addirittura un po' chinato all'indietro. In questo quadro è espresso un sentimento traboccante di santa religiosità e qui stranamente – ma profondamente fondato tramite l'arte del pittore – si trova una continuazione del gesto della nuca, nella flessione delle dita dei piedi. Le tre prime dita sono tenute nella posizione che corrisponde al passo tripartito, appena nel “terzo atto” tornano a sfiorare il terreno e passano ad esprimere il sentire che si cala nella volontà.

ALCUNE PARTICOLARITA' DELL'ANDATURA

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La camminata di ogni persona manifesta molto fortemente la sua volontà individuale. Perché ognuno ha il suo passo, molto individuale! Quando si osserva come la gente cammina è possibile riconoscerla anche solo da come si muovono i piedi, senza portare attenzione ad altri segni di riconoscimento.

Comunque si può dire qualcosa di più generale su questo, per ottenere delle linee direttive all'osservazione. Anche qui ci aiuta molto la precisa successione dell'andatura nelle sue tre fasi. Si ricordi di nuovo il posarsi a terra del piede che avanza (terzo atto, v.p.5). Dapprima l'alluce preme sul pavimento e la pianta rotola all'indietro verso il tallone. Poco fa abbiamo nuovamente accennato che in questo gesto viviamo come il sentire si sperimenti nel volere. Questa volta vogliamo osservare con che tipo di passi si muova l'uomo coraggioso.

(fig. 78)

Davvero il coraggio deriva dall'animo, dal sentimento (ndt: intraducibile: il coraggio in tedesco è Mut, e l'animo si chiama Gemüt) e corrisponde al cuore e al respiro, viene quindi dalla nostra parte mediana, l'organismo ritmico. Ma appena il coraggio vi nasce, ha subito un anelito a raggiungere quella zona della persona dove è ancorato il volere. Il coraggio stimola spesso il desiderio di una meta, cioè attrae a sé l'agire. Nel senso più alto, viene mostrato uno stato d'animo coraggioso nel quadro di Giovanni Bellini (fig.78) (83) (img) Francesco offre alla chiamata divina, in perfetta verticalità, il petto nel quale batte il suo fortissimo cuore. (84) Niente può ostacolarlo dal compiere con vigore ciò che gli viene chiesto dalle altezze celesti, e la sua forza si esprime in modo convincente nel passo del piede sinistro che avanza. In quel piede il coraggio, come esperienza del sentire, è già affondato nel volere ed è divenuto buona volontà, disposizione a volere! Con un unico gesto, grandioso, il pittore ha fatto apparire (come per incantamento) davanti a noi l'anima di San Francesco.

Qui si può sperimentare come un tale moto, fin nella posizione dei piedi, abbia la sua completa giustificazione spirituale. L'archetipo dell'andatura coraggiosa è stato immortalato in questo quadro.

Se uno tiene viva quest'immagine nella propria anima, essa può sempre servire come paragone tutte le volte che vede un altro che si accinge ad agire in base al suo coraggio. Certamente poi si deve imparare a riconoscere se l'azione è grande o minima, buona o cattiva.

Per la precisione, dobbiamo ancora aggiungere che certamente in tutti i movimenti dei piedi, soprattutto in quelli più significativi, va rivolta particolare attenzione alla gamba che è attiva.

Anche nel quadro di Bellini si tratta del piede sinistro (immortalato in quell'istante che vuol essere sottolineato dal pittore) mentre la gamba d'appoggio, la destra, è solo un aiuto, anche se molto importante.

Il contrario di un atteggiamento coraggioso è l'arretrare, da spaventati.

Il piede attivo viene poggiato velocemente all'indietro, e quasi sempre è il destro. Le dita rimangono appoggiate sul pavimento e il piede dapprima s'arresta, col peso sui cuscinetti metatarsali. Quando c'è una paura che porta a un irrigidimento, il piede rimane praticamente immobilizzato in questa postura. Viene meno il naturale rullare del tallone verso l'indietro. Il senso di paura afferra l'anima così fortemente che la volontà viene impedita. La trasmissione, che normalmente è possibile, dall'animo fin nella zona del volere viene frenata. Ci sono dei segni, in quel che avviene nel fisico, che mostrano chiaramente che all'improvviso si è spento il controllo del volere. Per esempio i muscoli volontari degli sfinteri (anali e vescicali) possono essere, anche solo per breve tempo, paralizzati e messi fuori uso. Addirittura può venir meno la voce, come segno dell'impedimento della volontà.

Quel che si mostra, fin nel movimento dei piedi, durante un forte spavento, negli uomini di natura paurosa diviene visibile perfino nella loro andatura abituale. Una paura che vive continuamente nell'anima è tradita nel camminare, da una certa lentezza, con la quale viene effettuata la terza parte del passo tripartito, il rollare della pianta dai cuscinetti metatarsali verso il tallone. In alcuni casi questo può forse sembrare una cautela nel camminare. Ma quando queste persone camminano accanto ad altre si ha l'impressione che rimangano sempre un po' indietro, senza che si possa incolpare di ciò un particolare impedimento fisico. La sua forza d'azione viene ostacolata, poiché il sentimento di paura mette la volontà in una condizione di paralisi cronica. Appena scopre questo nell'andatura di un bambino, l'educatore dovrebbe fare l'impossibile per trovare le cause della paurosità, e poter agire in modo terapeutico. È un aiuto, per esempio, esercitare l'andatura su ritmi poetici o musicali.

Attraverso l'andatura si esprime, spesso in modo molto significativo, il modo nel quale uno riesce a compenetrare il suo corpo con la sua individualità. Per valutare ciò, occorre cercare di osservare la sicurezza dell'equilibrio di chi cammina. L'equilibrio di cui qui si parla non è solo un fatto dei piedi. La testa eretta, la colonna vertebrale un poco incurvata in avanti e il modo, armonico e dritto, in cui ci si porta avanti soprattutto con i fianchi – tutti questi sono già segni importanti della forza di ergersi. Se vogliamo limitarci ai piedi, spesso troveremo quanto segue: tanto più un essere umano ha potere sui suoi movimenti e sul suo equilibrio, quanto più regolarmente procedono le sue gambe, e in posizione parallela l'una con l'altra. La parte anteriore della pianta dei piedi, quando è in un efficace rapporto di equilibrio, viene girata solo poco verso l'esterno. Quindi gli alluci sono rivolti verso l'avanti e pochissimo verso l'esterno. Quando si è giovani si ha la tendenza a muovere i piedi piuttosto dritti, in avanti, senza deviare né a sinistra né a destra. Ma non sono solo gli anni a causare delle deviazioni, perché una persona giovane potrebbe, magari, anche avere meno controllo dell'equilibrio rispetto a una persona più anziana. Naturalmente, in questo, ha un ruolo significativo il fatto di avere i piedi piatti, perchè, come si è già detto, attraverso il piattismo si è facilmente costretti a rivolgere le punte dei piedi verso l'esterno. Questo è per esempio correlato col fatto che i piedi piatti sono segno di una carenza nella forza di ergersi. Con l'età, anche quando l'anziano non è malato, è naturale che la forza di ergersi diminuisca. Corrispondentemente si trova sempre l'abitudine, nelle persone di una certa età e nei grandi anziani, a camminare con le punte all'infuori.

Quasi si potrebbe sospettare che da questo modo di posare il piede ben dritto, prima descritto, venga rivelata la giovinezza interiore di una persona – anche non corrispondente all'età anagrafica.

A seconda del modo di sentire del momento, perchè uno non ha proprio niente da fare, o per una tendenza propria a non obbligarsi a niente – per tutti questi motivi un uomo può avere una certa andatura, oppure può adottarla temporaneamente: gironzola per esempio, lentamente, per la strada, lascia che il piede sinistro si pieghi all'infuori verso sinistra, e poi il piede destro a destra; nello stesso modo in cui cammina chi è affetto da piattismo o una persona molto anziana, o una che non controlla più il suo corpo con la volontà. In questa maniera si rivela semplicemente della disinvoltura, o forse pure pigrizia, associate anche alle mani affondate nelle tasche.

Quasi come una riprova della relazione tra i piedi, che avanzano molto aperti verso l'esterno, e un equilibrio un po' disturbato sembra essere il fatto che un uomo usa subito questo modo di camminare quando il suo equilibrio diviene instabile per motivi esterni. Per esempio il marinaio che vuol tenersi dritto sulla nave durante una tempesta.

Anche condizioni interiori possono alterare l'equilibrio, come l'assunzione di alcool. Per effetto della sostanza tossica l'individualità si ritira dal corpo, e non è più in grado di compenetrarlo con la sua volontà. Perciò l'etilista diviene insicuro mentre cammina e cerca di contrastare ciò attraverso una camminata più larga, coi piedi sempre rivolti all'esterno.

UN MAESTRO NELLA DRAMMATURGIA DEI PIEDI

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Un grande artista del passato ci trasmette una preziosa fonte di comprensione per il linguaggio degli arti inferiori. Sandro Botticelli fu attivo come pittore dalla seconda metà del XV° secolo fino all'inizio del XVI°. Nelle conferenze sull'arte Rudolf Steiner accenna direttamente a come questo italiano abbia rappresentato particolarmente l'elemento animico.

Sebbene Botticelli sembri portarci qualche volta in contrade del tutto oniriche, nei suoi quadri rimanda a un tratto ben definito e quasi naturalistico: ha già pieno rispetto delle leggi della prospettiva. Gli storici dell'arte lo definiscono un pittore che sostanzialmente non si ricollega alle antiche tradizioni dell'arte gotica medievale, bensì le sue figure sembrano già incarnare un presagio del futuro periodo della Riforma protestante.

Queste raffigurazioni dell'epoca della Riforma già si inseriscono a vivere intimamente con la propria anima entro il corpo, per questo poggiano i piedi con piena coscienza sulla Terra.

L'aspetto incantevole di queste figure, oltre naturalmente al gioco di colori chiari, è che, nei quadri, esse non solo riescono ad immettere in modo meraviglioso nei propri corpi questi colori, ma sono in continuo movimento: ballano o in un attimo corrono velocemente da un lato all'altro del quadro, come volassero.

Bisogna aver ben chiaro che il movimento è un fatto soprattutto di volontà. L'animo dell'osservatore viene avvinto dalla bellezza del colore e dalla grazia, che tocca il cuore, delle figure di quest'artista. Ma già un secondo dopo il sentimento è come se scivolasse giù nella regione del volere; perché per quanto grande possa essere la bellezza di questa raffigurazione di sogno, sempre si viene portati verso il dramma, che agisce molto sull'osservatore, anche se non sempre ne è consapevole.

Se anche Botticelli è pittore dell'anima, porta i suoi personaggi verso un'azione ben chiara, che vien fuori da loro stessi e perciò essi sono, in un certo senso, già uomini “moderni”, i cui stimoli all'agire sono autonomi e interiori: provengono dalla loro personalità.

Questo vale per ogni singola figura, che prende forma nei quadri davanti ai nostri occhi, siano santi o dèi quelli dipinti da Botticelli. Una comprensione dei compiti terreni, di questa Terra, sembra aver vissuto molto chiaramente in questo pittore così intessuto nei sogni. Per questo lui – che era interiormente ricolmo di grande forza morale – si sentiva così fortemente attratto da Savonarola, il lottatore per la purezza che si sacrificò per i suoi contemporanei.

Tenendo presente tutto ciò, possiamo domandarci: ma da dove possiamo riconoscere, in questi quadri, l'operare del movimento, la volontà agente, che scuote, nonostante tutta questa enigmatica bellezza dell'anima? Nei piedi!, nei quali si rispecchia tutta la drammaticità e che Botticelli pone lì per incantamento, con una tale capacità espressiva che per magia la fa apparire nei suoi dipinti, come raramente è riuscito ad altri pittori. Diviene immagine visibile come il volere si inserisce nelle piante dei piedi, nel tallone e nelle dita, e come s'inoltrano entro il piedi il sentimento e addirittura il pensare. È un pittore dell'animico, che ha rivolto il suo sguardo consapevole sulla volontà. Alcuni suoi quadri cercheranno di mostrare tutto questo nel miglior modo possibile.

(fig. 79)

Possiamo cominciare con quello in cui i tre apostoli Pietro Giacomo e Giovanni dormono sdraiati (fig.79) (img) , sebbene il Signore avesse detto loro: “vegliate e pregate!”.... (Mt 26,41) Ogni piede è diverso dall'altro. L'apostolo Giovanni, sdraiato a destra, che sembra dormire più profondamente degli altri, ha rivolto il suo viso dalla parte opposta all'azione che si svolge nel giardino soprastante. Col suo spirito dovrebbe però essere vicinissimo al Signore, anche se nell'anima ne è completamente inconsapevole. Le piante dei suoi piedi sono rivolte lateralmente verso l'alto, quindi più verso il cielo. Lo si può concludere perchè l'angelo che sta in alto, che scende verso Gesù Cristo, mostra senza ombra di dubbio le piante dei piedi del tutto rivolte verso l'alto. Relativamente alla composizione del quadro sembra esserci una certa relazione fra le due paia di piedi: dell'angelo e dell'apostolo di destra, Giovanni, che si trovano uno di fronte all'altro obliquamente; il colore verde del mantello corrisponde al verde sui bordi delle ali dell'angelo, mentre la parte più in basso delle ali è rossa come l'abito del dormiente.

Giacomo, che sta al centro, si è del tutto arreso al sonno incosciente, entrambe le piante dei piedi si poggiano, anche se in disposizione diversa, saldamente al suolo. Nell'immagine, è questo l'apostolo più terreno dei tre. Perciò sia il suo abito che il mantello sono blu, quindi hanno colori più scuri. C'è una grandiosa contrapposizione fra questi, che dorme profondamente, e il Cristo che lotta in piena vigilanza, e svegliezza, vestito di rosso acceso. Entrambe le figure sono esattamente contrapposte l'una all'altra. Infine dobbiamo considerare ancora il terzo apostolo, Pietro. Dorme meno profondamente – per questo non è disteso come gli altri, ma sta più seduto. In parte sembra che sia assorto in meditazione e in parte sembra essersi appisolato per la stanchezza. Il piede destro è completamnte poggiato al suolo, mentre il sinistro è rivolto verso l'esterno, in modo che la pianta guardi verso l'interno. Il suo mantello, chiaro come il Sole, assomiglia al colore dell'abito dell'angelo.

...Anche se non stiamo scrivendo una dissertazione di storia dell'arte, facciamo bene a considerare tutto ciò. Perché, nonostante la calma esteriore di questi apostoli dormienti, si manifesta un'arte drammatica che è molto ben visibile dalle gambe e dai piedi. Dobbiamo fare particolare attenzione a quel che segue: mentre i tre riposano sulla Terra ben solida, Cristo è stato sollevato su un prato. Egli è separato dai suoi amici, come su un'isola soprastante il rimanente terreno. Questo viene reso ancora più chiaro dalla staccionata, che è posta attorno all'area in cui il Signore sosta in preghiera. Si riconosce in questo che Lui effettivamente sta in un altro mondo, “dal Padre”. In questa condizione si è sottratto al terreno e per questo il pittore copre i piedi del Cristo, che rimangono invisibili. Attraverso i piedi siamo appunto legati con la Terra! Tutti gli altri sono disegnati con tanto di piedi, persino l'angelo che volando si avvicina, eppure in Colui che nella preghiera è unito a Dio Padre, essi sono completamente coperti dall'abito rosso.

Prendiamo ora un quadro completamente diverso, una delle Madonne di Botticelli.

Il bambino può essere osservato in base ai movimenti dei suoi piedini. È qui che risiede la vera e propria forma drammatica, nel confronto tra destra e sinistra. La gamba sinistra è un po' piegata, col piede lievemente poggiato sul ginocchio dalla madre, come se l'avesse appena raggiunto. La gamba destra è ancora rivolta verso l'altro in modo un po' obliquo, le dita sono rivolte verso l'alto, mentre la pianta del piede ondeggia ancora libera. L'estremità inferiore di destra allude al fatto che il bambino – venendo dal Cielo – ha raggiunto la Terra solo a metà. Questi due diversi moti a destra e sinistra suscitano nel quadro una straordinaria drammaticità, che nell'iconografia tradizionale della Madonna non è facile trovare. Dobbiamo ancora accennare che anche le braccine e le manine sono molto significative; ma esse hanno un effetto piuttosto sul sentimento dell'osservatore. Nelle mani non c'è nessuna tensione drammatica, contengono in sé in modo uguale la seguente atmosfera animica: “Noi abbiamo lasciato il Cielo, scendiamo giù, però ci sentiamo come se fossimo ancora nelle altezze appena lasciate”. Questa visione non ha come base un'interpretazione trovata arbitrariamente. È semplicemente accennato, in parole, quel che deve essere stato profondamente radicato nell'anima di Botticelli, con sacra devozione.

Nel bambino della cosiddetta “Madonna Guidi" troviamo una posizione delle gambe assai simile.

Nella “Madonna del Magnificat" questo viene accennato solo in parte.

E altrettanto nella “Madonna dell'eucaristia".

Prendiamo alcuni quadri del medesimo pittore, dove ha dipinto degli eventi veri e propri e consideriamone i piedi. Giuditta con la testa di Oloferne

(fig. 84)

poggia entrambi i piedi saldamente sul terreno. Solo una volontà forte – fosse la sua, oppure di Dio – poteva portare all'azione da lei compiuta. La bipartizione delle forze della volontà, quelle divine e quelle umane, causano l'aspetto tragico dell'azione di Giuditta. La spada nella sua mano destra ricorda certe immagini dell'Arcangelo Michele. A questo braccio corrisponde il poggiare coraggioso del piede sinistro sulla Terra. Però il piede destro, anch'esso ancorato saldamente al suolo, è ancora esitante come anche la mano sinistra che tiene, un po' indietro, la testa di Oloferne. Questo movimento un po' arretrato, unitamente agli occhi tristi e pietosi della giovanissima eroina, rivolto alla testa di Oloferne, appartiene più al piede destro. In questo sguardo si esprime qualcosa della volontà esitante che potrebbe aver vissuto la parte umana, prima di essere stata portata a questa orribile azione; e ora che è compiuta, il suo sentire – prima coperto dall'ordine divino – risale a coscienza. Un enorme dramma si vela davanti a noi: l'interagire di due volontà, divina e umana, e questo lo vediamo riflesso nei piedi (anche se, chiaramente, in questo capolavoro non vanno osservati solo i piedi...).

Anche nel quadro “ Minerva e il centauro " vale la pena osservare i piedi della dea dei pensieri.

(fig. 86)

Il piede sinistro si stacca dal suolo, come è proprio dell'inizio del pensare, che è inscritto nella regione del volere. Come sostegno serve anche l'alabarda ben ritta, sulla quale vengono espresse in immagine le tre direzioni dello spazio (altezza, larghezza e profondità), poste perpendicolarmente l'una rispetto all'altra. Come in pietoso contrasto, vediamo i goffi piedi del cavallo. In essi non possono entrare i pensieri liberi dei quali è capace la dea! Perciò ella prova pietà del centauro, posando la sua mano sulla sua testa, che sotto questo peso si volge dolorosamente di lato; dolorosamente, perchè non può reggere il confronto con la dea. Il centauro non si appoggia ad un ritto bastone, ma solo al suo arco, ricurvo come un serpente. Qui viviamo tutta l'azione anche nei piedi: di Minerva, che compare in figura umana, e nelle zampe e gli zoccoli del centauro, mossi quasi disordinatamente.

Abbiamo altri due quadri da considerare: la Nascita di Venere (fig. 86) e la Primavera (fig.87).

In essi, in modo straordinario, viene portata ad espressione la drammaticità dei piedi. Osservandoli, si sperimenta immediatamente come ogni movimento si comunichi ad essi. Guardando i piedi della figura di Venere, percepiamo col sentimento qualcosa di simile a quel che abbiam detto di quelli dei bambini delle diverse Madonne. Il piede sinistro ha trovato un punto fermo d'appoggio sul bordo esterno, un po' ruvido, della conchiglia, e subito dopo si poserà sulla terraferma, lì dove Venere verrà accolta da una figura, dai piedi leggeri e slanciati, come danzanti, che le si fa incontro con un mantello. Il piede destro della dea col mantello è ancora sollevato, perché arriva da un altro regno rispetto a quello solido, terreno. In completa corrispondenza anche la mano destra si solleva verso il cielo come per afferrarlo, però la sinistra va verso il basso, verso la Terra. Soffia il vento dell'Ovest, dipinto come una figura doppia che vola con i piedi sollevati. Spira dallo stesso lato dal quale il braccio e il piede di Venere si sono sollevati. Questo forse basta a portare l'attenzione, nel quadro, al movimento dei piedi.

(fig. 86)

(fig. 87)

Proprio l'acme della drammaticità dei piedi si trova nel quadro universalmente noto come Primavera (fig. 87) Una descrizione di ogni piede potremmo considerarlo come un delitto contro ogni sentimento artistico... Ma molte cose da noi dette sui piedi, in questo libro, possiamo ritrovarle qui, in particolare osservando quelli delle figure che vengono chiamate le tre Grazie (nella parte sinistra del dipinto).

Una simile leggerezza la troviamo anche nei piedi del girotondo degli Angeli alla nascita di Gesù bambino ( fig.90 e 91)

(fig. 90)

(fig. 91)

Chi volesse fare esperienza, attraverso un quadro, di ciò che si può manifestare qui sulla Terra come volontà, attraverso il movimento di gambe e piedi, potrebbe vedere Gli ultimi miracoli di San Zenobi, così come li ha rappresentati Botticelli.

Solo come esempio, si veda il particolare delle tre figure all'estrema sinistra.

(fig.92)

Ho voluto concludere questo libro con questi dipinti, perchè possono essere un salutare contrasto, rispetto ad un trattato solo scientifico psicologico dei nessi tra la volontà umana e le forme e i movimenti dei piedi.

Con ciò il nostro lavoro vuole trovare il suo completamento, ma tanto potrebbe forse essere ancora sviluppato e aggiunto; la fisiognomica è tanto varia come lo è lo stesso essere umano, e offre sempre nuovi punti di vista. Speriamo però che una cosa si sia raggiunta, con tutte queste descrizioni: di mostrare come ogni forma sia espressione dello spirito vivente dell'uomo che vi sta alla base, e della sua anima che agisce. E d'altro potrebbe essere accaduto: che, con l'esercizio, si sia giunti alla facoltà di comprendere meglio l'essere spirituale dell'uomo, nella sua apparizione terrena.